Seconda lezione – Set-up

Viene detto “set-up”, l’impostazione, la preparazione di un’opera.

Nel “set-up” si impostano la direzione narrativa, il ritmo, il genere, i personaggi principali, la situazione e l’ambientazione.

Perciò, le prime scene di un racconto devono presentare la situazione e i personaggi. Questa “fase iniziale” di impostazione del racconto, e cioè le scene iniziali che introducono il lettore dentro la vostra storia, è chiamata appunto “set-up”.

Di solito, ma non è una regola, una storia non parte subito dalla rottura dell’equilibrio iniziale della vita del tuo protagonista, bensì ci sono alcune scene preparatorie, le prime appunto, che in proporzione adeguata al vostro racconto hanno il compito di presentare le problematiche interiori e/o esteriori dei vostri personaggi.

Quindi, per essere precisi, con “set-up” intendiamo solitamente le prime pagine di un’opera, le quali servono a presentare il modo di vivere e le abitudini del vostro protagonista, prima che un evento faccia scaturire la sua conflittualità, ma anche ad immergere il lettore nei luoghi e nelle atmosfere della narrazione.

È quindi fondamentale che il “set-up” sia coinvolgente a tal punto da far dimenticare al lettore il mondo che lo circonda, e di farlo entrare con entusiasmo, curiosità e partecipazione nel magico mondo del vostro racconto.

Nella lezione precedente abbiamo detto che un racconto e un romanzo sono paragonabili ad un viaggio, ebbene, nel “set-up”, dopo un inizio efficace, il lettore è ormai con voi: è in cammino, in viaggio, in attesa di vivere, sta partecipando a tutte le tappe, avventure ed emozioni che questo viaggio gli riserva.

Oltre ad avere la funzione di impostazione della struttura del testo, il “set-up” è anche un sistema di scelte e rinunce che presiedono all’organizzazione del testo; perciò anche un momento di progettazione e di raccordo di tutti gli elementi che andranno poi a comporre il vostro racconto. In definitiva è la preparazione del terreno della vostra creazione. È una fase, dunque, molto importante, delicata e fondamentale.

Ecco una suggestiva descrizione per visualizzare concretamente e con efficacia questo importante momento della narrazione:

“…creare un buon set-up significa avere la capacità di mettere semi nel terreno della narrazione, annaffiarli e poi aspettare che crescano, germoglino nella vostra storia …”

Ecco, il “set-up” è la fase/l’atto della “semina”, la semina degli “indizi” all’interno della vostra storia.

Una tecnica basilare, e molto utilizzata soprattutto in narrativa per creare un buon “set-up” è quella della scuola di giornalismo anglosassone, denominata la tecnica delle “5 W”:

 Who/Chi?

 What?/Cosa?

 Where?/Dove?

 When?/Quando?

 Why?/Perchè?

In definitiva si tracciano i personaggi, si delinea quello che accade nella storia, l’ambientazione e le coordinate spazio-temporali.

È logico che questo metodo per funzionare bene deve essere approfondito, e ben pianificato; riportiamo qui soltanto una breve introduzione di questo metodo per ideare e costruire una storia:

“Who?/Chi?” = risponde alla domanda su chi sono i personaggi, cosa fanno, qual è la loro psicologia e soprattutto in che rapporto sono tra di loro;

“What?/Cosa?” = risponde alla domanda riguardo a cosa accade nella storia, in definitiva cosa accade ai vostri personaggi: quali sono i loro conflitti, esteriori o interiori, in che modo si comportano, quali sono gli eventi e gli accadimenti della vostra storia;

“Where?/Dove?” = risponde alla domanda su dove è ambientata la vostra storia: in montagna, in un posto fantastico, misterioso, in una metropolitana, in un castello, etc etc. Non sottovalutate l’ambientazione, perché detta l’atmosfera e talvolta anche il ritmo;

“When?/Quando” = risponde alla domanda sul tempo, e cioè quando accade la vostra storia: nel presente, nel passato o nel futuro. Attenzione, non risponde solo alla domanda quando, ma anche alla domanda quanto: perciò, quanto dura la vostra storia: tanti anni come l’odissea di Omero oppure un solo giorno come l’Ulisse di James Joyce;

“Why?/Perché?” = risponde alla domanda riguardo alle motivazioni dei vostri personaggi, i motivi scatenanti le loro azioni, il loro comportamento, ma non solo, riguarda anche e soprattutto le motivazioni e i motivi scatenanti, perché avete deciso di raccontare quella storia e utilizzare quei personaggi.

In definitiva, nel “set-up” la storia deve decollare. È necessario quindi dare subito al lettore la percezione del tema e farlo immergere nella giusta atmosfera che permeerà il vostro racconto.

Dovete perciò dare informazioni sui personaggi e sulle situazioni, senza però esagerare troppo per non rischiare di diventare noiosi e didascalici. Inoltre dovete fornire alcuni indizi importanti della trama al vostro lettore, ma attenzione, solo quelli essenziali, quelli veramente fondamentali; elementi significativi sia a livello intellettivo che a livello emotivo.

Perché tutto questo?

Per facilitargli logicamente la comprensione della vostra storia, ma allo stesso tempo dovete lasciarne in sospeso la comprensione totale, al fine di incuriosirlo e attrarlo come un’ape al fiore nelle tappe, snodi e svolte della vostra vicenda: quindi fate attenzione alla scelta degli elementi nel “set-up”, è fondamentale per la buona riuscita del vostro racconto o romanzo.

In riferimento a quanto detto sopra, può essere vincente disseminare nelle pagine del “set-up” indizi significativi che germoglieranno soltanto in seguito, più avanti. I frutti e i fiori di questi indizi, una volta che saranno pienamente maturati e sbocciati, provocheranno inevitabilmente svolte, snodi e progressi sulla linea della vostra narrazione.

Per fare tutto ciò, può essere utile scrivere una sorta di scaletta di questi elementi, che ritenete essenziali da veicolare al lettore in questa fase del vostro lavoro. Gli indizi, inoltre, non dovranno essere troppo evidenti, ma neanche troppo criptici, oscuri.

Inoltre è bene rendersi conto che una storia non inizia così dal niente, e che quindi può essere utile fornire al lettore un antefatto per aiutarlo a comprendere la situazione, magari seminando, per esempio, qualche ricordo del personaggio che sembra inserito lì con “naturalezza” e con “nonchalance” (insomma, per intendersi: senza troppa importanza, senza un particolare scopo), ma che invece poi germoglierà generando una svolta significativa e cruciale all’interno della nostra trama.

Questo logicamente è soltanto un esempio, dato che esistono milioni di possibilità per seminare indizi all’interno delle nostre storie, anche a seconda della tipologia di storia che scegliamo di narrare. È di fondamentale importanza trasmettervi che i personaggi con un passato alle spalle, risultano davvero molto più credibili per i nostri lettori.

Potreste, per esempio, dare delle informazioni sul vostro personaggio che per il momento sembrano introdotte nel tessuto narrativo solamente per caratterizzarlo, ma che invece sono elementi significativi e portanti che faranno scaturire poi, in seguito, degli eventi importanti che condurranno la vostra storia in una ben precisa direzione.

In sintesi: l’importante è catturare l’attenzione del lettore, in un modo o in un altro incuriosirlo. Per farlo, può esservi utile trovare una “calda zona emotiva”, ovvero un elemento forte che possa “catalizzare” la sua emotività. Ma di tutto ciò parleremo più avanti.

Per il momento vi diciamo che per far questo si utilizza solitamente il “montaggio per interpolazione”, che è appunto una tecnica indirizzata ad accelerare il ritmo del “set-up”, e consiste nell’inserire questo catalizzatore emotivo, il quale non si trova nell’esatto punto di successione logica e cronologica previsto dalla trama.

Questo elemento, che noi chiamiamo in gergo tecnico “catalizzatore”, ma potete chiamarlo “calda zona emotiva”, viene seminato, accennato e poi lasciato in sospeso per poi essere ripreso e concluso, dopo, nella sua posizione cronologica naturale. Questi lo sapete, sono soltanto dei piccoli assaggi, perciò non è possibile adesso approfondire questa tecnica. L’importante è avervi consapevolizzati sulla sua esistenza, ma soprattutto informati che il “set-up” è la fase della semina, perciò attenzione a ciò che seminiamo perché i nostri semi germoglieranno, e germoglieranno rendendo più o meno “caldo” il nostro racconto o romanzo; perciò non sottovalutate questa importante e delicata fase della narrazione, la fase del “set-up”, la fase della “semina”.

Possiamo, quindi, concludere questa nostra lezione affermando che:

Quando un racconto è ben costruito, i suoi snodi o svolte arrivano sì d’improvviso ed inaspettatamente al lettore, ma non senza logica e fondamenta, in retrospettiva il lettore, volgendo il suo sguardo indietro, può cogliere tutte le premesse degli effetti.

Infine i pezzi del nostro puzzle vanno a posto da soli, e il lettore rimane sorpreso, sorpreso di non essere stato in grado di ricostruire da solo quella figura che era limpidamente sotto i suoi occhi.

Ecco, l’arte di raccontare consiste sostanzialmente davvero in questo, e cioè: nella capacità di distribuire nel corso nel nostro racconto i semi che in seguito germoglieranno, sorprendendo ed emozionando il nostro lettore.

Un’ultima cosa prima di lasciarvi: il vostro dovere è mantenere le promesse. Quello che c’è nel “set-up” non può essere tradito nel centro, o nel finale della storia.

Ultimissima cosa: il “set-up” non deve telefonare il finale.

E per telefonare logicamente intendiamo che il finale non deve essere intuibile, né troppo scontato, né prevedibile.

Per questa lezione oggi è tutto, riprenderemo in futuro le strategie per creare un set-up efficace. Questi, lo sapete, sono soltanto dei piccoli, sintetici assaggi per introdurvi alla scrittura creativa e all’arte della narrazione.

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