Quarta lezione – Il montaggio

Come accade nei film, anche in un testo letterario si parla di “montaggio” quando si lavora alla disposizione delle scene.

In narrativa si parla di “montaggio” per circoscrivere quella fase di lavoro della creazione del testo in cui si pone molta attenzione non solo alla disposizione delle scene, ma anche a quella dei capitoli che compongono il nostro racconto o romanzo, e in aggiunta anche alla disposizione e composizione dei paragrafi, delle sequenze e dei dettagli visivi, che a loro volta compongono le nostre scene.

Cercate di tenere presente la lezione sulla fabula e l’intreccio in cui abbiamo accennato al montaggio, ebbbene per disposizione delle scene, intendiamo l’ordine in cui presenterete al vostro lettore gli eventi che formano la vostra storia.

Solitamente per fare questo si ricorre ad una scaletta, e si fanno degli esperimenti, e cioè: proviamo a piazzare alcuni eventi prima o dopo sull’asse della narrazione per vedere qual è la modalità più avvincente, più precisa e più efficace per presentarli al lettore. E spesso non è facile trovare la giusta disposizione, il giusto ordine, perché soprattutto nella letteratura di ampio respiro, come per esempio in un romanzo o in una sceneggiatura, normalmente alla trama principale si intrecciano anche trame secondarie, e allora dobbiamo ben capire l’assetto per tessere con sapienza la nostra tela.

Perciò è necessario, e fondamentale, capire l’equilibrio e la sistemazione delle nostre scene, dato che una serie di eventi secondari ben montati all’interno della nostra trama principale possa arricchire notevolmente la storia che stiamo raccontando.

È per questo che abitualmente si rende necessario stendere una scaletta.

Ma cos’è di preciso una “scaletta” in narrativa, cosa intendiamo con questo termine?

La scaletta sintetizza la struttura della storia evidenziandone i punti principali che rappresentano gli snodi fondamentali della vicenda, ed esattamente: quegli eventi che non possono essere eliminati senza alterare irrimediabilmente la struttura stessa della nostra storia.

Ora, per eventi non eliminabili non intendiamo automaticamente gli eventi più eclatanti. In una determinata storia può essere più importante che il nostro personaggio smarrisca una borsa, ed essere invece di minor rilevanza per il nostro intreccio che in quel momento venga dichiarata guerra nel suo paese.

Il motivo di tutto ciò è che la dimenticanza di quella borsa avrà una grossa conseguenza, avrà il potere di provocare uno snodo o una svolta all’interno della linea narrativa sul percorso del nostro protagonista.

In sintesi: l’importanza di un evento in narrativa dipende dalle conseguenze che genera tra i protagonisti della storia.

La “scaletta” non è altro che la “colonna vertebrale” che regge l’intera struttura narrativa, perché è costituita da quei “punti cardine” in corrispondenza dei quali ruota la vicenda prendendo una direzione anziché un’altra. “Punti cardine” in narrativa, e più precisamente sulla nostra scaletta, sono i momenti cruciali in cui il personaggio si trova davanti ad un ventaglio di possibilità che decideranno il suo futuro.

Dovrà scegliere se prendere una strada oppure un’altra, oppure, chissà, magari non riuscirà a scegliere perché probabilmente si verificherà un evento che non è stato voluto dal personaggio.

Comunque, che sia il personaggio a scegliere oppure che sia il caso a scegliere per lui, il nostro protagonista in quel momento si troverà di fronte ad un bivio che stabilirà da che parte proseguirà la vicenda da quel momento in poi.

In base a ciò che deciderà, o alla piega che prenderanno gli eventi, la storia procederà in una direzione, e tutte le altre saranno scartate per sempre dalla nostra scaletta.

Come si può immaginare, una scaletta può essere veramente importante per fare chiarezza e ordine, e per comprendere in che modo far procedere la nostra storia.

Non è però obbligatorio redigere una scaletta.

Infatti, ci sono scrittori che non se ne occupano affatto, e cominciano a scrivere senza avere un’idea di dove la storia li porterà.

Capirete perché, a meno che non siate scrittori esperti, all’inizio una scaletta può risultare davvero molto utile, soprattutto quando ci si trova davanti ad un punto morto o quando si ha l’impressione che la nostra storia non marci come dovrebbe, o che i fili si siano ingarbugliati da qualche parte.

Avendo sottomano il nostro “scheletro”, oppure la nostra “colonna vertebrale”, come l’abbiamo chiamata precedentemente, sarà più facile per noi aggiustare quello che non funziona, magari spostando alcune scene, o collocando diversamente alcuni avvenimenti, oppure eliminando del tutto alcuni punti che non sono funzionali.

Nella narrativa contemporanea si fa molto uso anche della cosiddetta “molteplicità delle linee narrative”, e cioè: raccontare tante storie montate in modo che si intersecano in più punti, e che si intrecciano sfiorandosi soltanto.

Capirete quindi, quanto sia fondamentale trovare una sapiente disposizione delle scene, anche perché attraverso il montaggio si può giocare con la sequenza delle informazioni che devono essere veicolate al lettore, e con esso i vari punti di vista.

Cerchiamo di spiegarlo in modo più esatto e concreto.

Nella stesura del nostro racconto partiamo da una situazione osservata dal punto di vista di un nostro personaggio, poi invece di continuarla la lasciamo lì, la sospendiamo, e partiamo invece con un’altra situazione osservata dal punto di vista di un altro nostro personaggio, in seguito riprendiamo la situazione precedente, e la portiamo avanti per un po’, la interrompiamo di nuovo e torniamo all’altra situazione, portandola avanti a sua volta. Apparentemente le due situazioni sembrano non avere un nesso tra loro, ma pian piano troveremo il modo per riunirle. E le storie si intrecceranno “naturalmente”.

Cosa s’intende con “naturalmente”?

Le due situazioni, nel momento in cui le sottoponiamo all’attenzione del lettore (apparentemente) sembrano separate, in realtà, in seguito, mentre prende corpo la trama, scopriamo che ognuna delle due conteneva in sé fin dal principio tutte le premesse affinché potessero poi naturalmente intrecciarsi.

Questo è soltanto un esempio, ma se ci riflettete bene noterete che nei film che avete visto, e soprattutto nei libri che avete letto, sono state adottate queste modalità di montaggio, e capirete che ne sono molti.

Non vogliamo mettervi in testa idee sbagliate: nella fase di montaggio non dobbiamo esagerare abbondando con flash-back, indizi ed effetti mirabolanti, anzi, in questa fase bisogna lavorare spesso per sottrazione, e dovete avere il coraggio di eliminare ciò che non serve, e che appesantisce la trama.

E secondo voi, quali sono le scene che verranno tagliate?

Quelle inutili.

E quali sono quelle inutili?

Quelle che ci sono state utili per chiarirci la trama, ma che in seguito, durante la stesura, ci accorgiamo che appesantiscono il nostro flusso narrativo, quelle che sono servite per chiarirci il percorso, ma che in realtà non sono più funzionali alla nostra storia, alla nostra trama: bisogna avere il coraggio di eliminarle.

Passiamo adesso ad un altro concetto importante.

Durante il montaggio bisogna lavorare con molta attenzione alla coerenza della struttura di ogni scena, e alle differenti sequenze contenute in esso.

Prima di procedere, soffermiamoci su un’altra regola fondamentale.

Ogni scena deve essere considerata come una unità compiuta. Questa tessera (la scena), sarà il “frammento” di un “puzzle” all’interno di una macro struttura, e dovrà dare un senso di completezza e compiutezza.

A sua volta, ogni singola scena, sarà composta di unità logiche chiamate sequenze. Queste sequenze sono di quattro tipi:

1. Narrative – delineano le azioni dei personaggi

2. Descrittive – servono a descrivere luoghi, oggetti e persone.

3. Riflessive – includono digressioni dell’autore e riflessioni dei personaggi.

4. Dialogiche – sono costituite dai dialoghi.

 

E’ evidente che una ben dosata e originale miscelazione di questi quattro elementi, getterà le basi per la buona riuscita di ogni singola scena all’interno del vostro racconto o romanzo.

Altri elementi importanti sono la coerenza dello stile e del ritmo, ma di questo parleremo in seguito.

Esistono diversi tipi di montaggio, ma in questo breve corso non possiamo prenderli tutti in considerazione, ma facciamo un piccolo esempio: un tipo di montaggio possiamo utilizzarlo quando vogliamo creare una struttura ciclica, e cioè, cominciamo da un avvenimento, lasciamolo in sospeso per un po’, per poi ritornarci più tardi. E’ la stessa tecnica che vi abbiamo accennato quando abbiamo parlato della molteplicità di storie che si intrecciano.

Per far questo si utilizza il cosiddetto “montaggio per interpolazione”.

Si anticipa con un “flash-forward” un avvenimento, poi si torna indietro nel racconto fino a giungere al momento esatto dell’evento anticipato (cioè proprio lì a quell’evento, in quel punto esatto), e poi si continua ad andare avanti con la nostra storia.

Se ben ricordate, abbiamo accennato a questo strumento nella lezione sul set-up. Infatti, questa è una tecnica che viene utilizzata per accelerare il ritmo del set up, inserendo appunto questo catalizzatore emotivo che non si trova nell’esatto punto di successione logica-cronologica prevista dalla trama.

Ora magari, forse a livello teorico, non è molto chiaro il concetto, ma non abbiamo troppo spazio per inoltrarci in esercizi ed esempi, l’importante è comunicarvi che tramite il montaggio per interpolazione, si può riuscire ad ottenere un effetto di massima tensione, e facendo ciò, terremo viva e accesa l’attenzione del lettore.

Quindi, sintetizzando: un buon montaggio dona alla nostra trama/storia leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e coerenza, e fa in modo che la nostra storia venga veicolata al lettore in modo avvincente e graduale.

Comunque creare un buon montaggio, oltre a quello già elencato, significa anche capire qual è la migliore angolazione visiva per descrivere ogni nostra singola scena, quindi, qual è l’inquadratura più giusta per ogni singola scena.

Ricapitolando: è importante un’attenta scelta nella composizione delle nostre scene, capire dove piazzarle, e in che modo intrecciarle tra loro, ma soprattutto trovare l’angolazione visiva di ogni nostra scena.

Concludiamo dicendo che una trama avvincente è il frutto della nostra invenzione, e della nostra abilità di creatori di storie, ma è data anche, e soprattutto, dalla modalità con cui decidiamo di montare le nostre scene o sequenze.

Arrivederci alla prossima lezione.

Annunci

Un pensiero su “Quarta lezione – Il montaggio”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...