Nona lezione – Lo stile

Partiamo dicendo che è molto importante tentare di esprimerci con uno stile scorrevole, efficace e possibilmente originale, perché una narrazione avvincente può davvero essere irrimediabilmente compromessa proprio dalla forma stilistica con la quale scegliamo di raccontarla.

Ma cos’è lo stile? Certo non è semplice definirlo.

Vediamo come lo descrive il vocabolario Zingarelli:

qualità dell’espressione risultante dalla scelta degli elementi linguistici che l’individuo compie in circostanze determinate deviando dall’uso corrente”.

Si parla quindi, di stile in narrativa, quando abbiamo a che fare con gli elementi linguistici della scrittura, dunque: con la scelta delle singole parole ed il loro accostamento all’interno delle frasi ed anche con la lunghezza delle frasi utilizzate nei periodi che compongono le nostre scene o i nostri capitoli.

La scelta di questi elementi linguistici è una decisione talmente personale e soggettiva dell’autore che rende veramente spinoso e complicato parlare di questo argomento.

Infatti, molti affermano che lo stile a differenza delle tecniche di scrittura non si insegna, ed in parte hanno ragione. Ma lo si può certamente scoprire, coltivare, migliorare ed affinare, ma tutto ciò richiede entusiasmo, passione, impegno ed allenamento.

Una modalità suggerita da grandi autori e maestri di scrittura creativa per coltivare e scoprire qual è il nostro stile personale è quella di soffermarsi a riflettere su qual è l’autore che “stilisticamente” ci piace di più, e con il quale sentiamo maggiori affinità.

E’ un esercizio veramente importante, fondamentale, basilare, perché ci obbliga a riflettere su quali sono i motivi per cui ci piace lo stile di quell’autore, ed anche sul perché ci piacerebbe scrivere come lui, è quindi una buona base di partenza per iniziare a capire in quale direzione muoverci.

Un altro buon suggerimento per affinare uno stile scorrevole ed efficace, è quello di procedere per sottrazione, economizzando la scelta delle parole.

Cosa significa?

Significa che è davvero importante abituarsi fin da subito ad essere semplici e precisi.

E’ preferibile, soprattutto all’inizio, evitare lunghe e contorte frasi, e creare quindi periodi brevi, chiari e ben costruiti.

Per darvi un esempio concreto di quello che stiamo affermando, abbiamo scelto per voi alcune regole basilari tratte da un famoso manuale di scrittura creativa, “Scrivere”, edito da Fabbri Editore: vediamole insieme.

Ecco alcuni consigli per uno stile chiaro ed efficace:

1 – Non usare periodi complessi;

2 – Trova sempre la parola giusta;

3 – Usa i verbi in forma attiva;

4 – Alla fine rileggi sempre ad alta voce;

5 – Elimina le ripetizioni;

6 – Riduci le ridondanze (per esempio: “fonte originale”, togli l’aggettivo “originale”, perché la parola “fonte” già lo comprende);

7 – Riduci gli avverbi (semplicemente, brevemente, etc. etc);

8 – Riduci pronomi relativi (di cui, per cui, il quale, la quale, etc. etc);

9 – Scegli sempre verbi semplici (“decidere” e non “prendere una decisione”; “potere” e non “avere l’opportunità”, ect, etc);

10 – Preferisci i verbi ai sostantivi (esempio: la nostra azienda è l’ideale per riprogettare i processi produttivi e non per la riprogettazione dei processi produttivi).

Inoltre è fondamentale scegliere con cura soggetti, verbi, avverbi, aggettivi. Per capirci: è sicuramente più efficace la scelta di pochi aggettivi ben azzeccati, invece di una sterile serie di aggettivi buttati lì senza riflettere, quasi a riempimento di qualcosa che non riusciamo a circoscrivere con poche parole.

Perciò, la parola giusta nel punto giusto in certi casi può davvero rendere maggiormente l’idea di quello che intendiamo esprimere, più di un’intera pagina spesa a spiegare o descrivere il concetto che vogliamo comunicare.

In sintesi: in narrativa, soprattutto all’inizio, è preferibile un linguaggio semplice, chiaro, asciutto (con pochi incisi, poche subordinate e pochi aggettivi) ma ricco a livello visivo, emotivo e sensoriale.

Una descrizione che lavora sul livello emotivo-visivo o sensoriale, permette al lettore di entrare in maggior risonanza con la vostra storia e di partecipare maggiormente agli eventi e alle peripezie dei vostri personaggi.

Perché tutto questo?

Perché fa leva sulla sua immaginazione, e cioè lo fa immergere, calare dentro la situazione, aiutandolo così a vedere e sentire tutto ciò che vivono, e che provano i vostri personaggi.

L’arte della narrazione è, infatti, fortemente legata alla sensorialità. Necessita quindi, di “incarnarsi” in eventi, azioni, descrizioni, dialoghi.

Anche i concetti che vogliamo esprimere tramite il nostro racconto vanno “iniettati”, “nascosti” dentro la “carne” della nostra storia, e non spiegati come se fossero dei trattati o delle tesi.

Afferma il grande Joseph Conrad:

Il compito che mi spetta e che cerco di assolvere è di riuscire, col potere della parola scritta, a farvi udire, a farvi sentire … di riuscire, soprattutto, a farvi vedere

Un altro suggerimento valido per affinare il proprio stile può essere il seguente:

  • è importante lavorare sul “non detto” ed anche sul “mostrare senza dire”, perché, essendo troppo espliciti, rischiamo di togliere sapore e magia al nostro racconto.

Il lettore deve vedere, sentire, partecipare, più che leggere. Infatti, una delle regole fondamentali della scrittura creativa è la seguente: “Show, don’t tell! / Mostra, non dire!

Che significa questo?

Significa che è sicuramente più intrigante ed efficace “mostrare” che un personaggio è timido o che è aggressivo, facendolo comportare e parlare timidamente o in modo aggressivo, piuttosto che dirlo esplicitamente al lettore.

Forse quest’altro esempio sarà più chiaro:

  • è preferibile far capire la conflittualità tra due personaggi al lettore tramite le loro reazioni, le loro dinamiche, il loro comportamento, piuttosto che spiegargliele esplicitamente.

Il lettore deve arrivarci da solo a comprendere i motivi di una certa conflittualità tra due personaggi, dal loro comportamento, dalle loro parole, non dovete spiegargliela voi.

Voi dovete soltanto far agire i personaggi in modo che il lettore riesca a dedurre i motivi di tale conflitto.

In sintesi: il vostro stile deve essere proteso a suscitare emozioni, riflessioni, cercando di far sentire le cose più che spiegarle.

Il lettore non è un bambino, non dovete guidarlo, dovete accompagnarlo gradualmente alla comprensione senza “imboccarlo”.

In definitiva: suscitare una reazione emotiva, facendo vedere come stanno le cose, è molto più efficace che esporle in modo diretto, esplicito ed elaborato, anche perché se ci limitassimo a dire ciò che pensiamo non daremmo vita ad un corpo narrativo, ad un racconto.

Un’opera letteraria non deve descrivere, bensì far sentire, non deve offrire enunciati, come per esempio stiamo facendo noi in questo “manualetto” spiegandovi “questo” e “quello”, bensì deve far sentire, emozionare ed offrire percorsi di crescita nascosti tra le righe.

Per affinare un buon stile dovrete sforzarvi di raccontare una situazione dalla quale emergano gli argomenti che volete trattare e non dirli, né spiegarli.

La scelta delle parole e dei toni giusti diventa fondamentale, perché ogni testo è scritto con un registro linguistico che deve essere omogeneo e coerente per tutta la durata della narrazione.

Ogni autore sceglie il registro linguistico più adatto alle proprie corde, alla storia che sta raccontando, ai personaggi che sta mettendo in scena e alla descrizione degli ambienti.

Lo stile è quindi un atto creativo che consiste proprio nell’essere audaci, nel fare scelte inconsuete, non è una semplice applicazione di nozioni grammaticali e di significati correnti delle parole scelte. Insomma, non è un meccanico assemblaggio di figure narrative consuete.

Arrivederci alla prossima e ultima lezione

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3 pensieri su “Nona lezione – Lo stile”

  1. Quando una grande editrice, esaminando la tua opera, ti dice che il tuo stile è “troppo avanti” rispetto alle capacità dei lettori italiani che si dovrebbe fare? Cambiare stile? e perchè mai? Tu cosa consiglieresti?

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    1. Lo stile è la nostra firma, con il tempo si affina e migliora, non bisogna mai cambiarlo, sconvolgerebbe tutto il piacere di scrivere. Ti prometto che leggerò presto uno dei tuoi libri, “Cuori di spine e corpi di cemento” in primis. A presto, ciao

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