Giochi linguistici con la poesia

La poesia gioca con il linguaggio, a tutti è nota l’espressione ‘licenza poetica’ per indicare un termine nuovo, un’infrazione linguistica con la quale il poeta plasma la materia espressiva per rendere un’emozione, un’immagine, per piegare la realtà al suo mondo interiore. La poesia anticipa ciò che ancora non è stato detto. Manifesta stati d’animo inediti. Presenta come ignote anche realtà che appaiono note, comuni, banali. E tutto questo la poesia lo fa anche giocando con il linguaggio attraverso i giochi di parole. Come tutti i giochi questi gioco è molto serio. Perché restituisce la vitalità della lingua, aiuta la mente ad esercitare la sua razionalità grammaticale e logica e la supera al tempo stesso. La poesia ci restituisce la magia delle parole, la sua forza creativa e sfuggente.

L’ANAGRAMMA
Consiste nel cambiare l’ordine, cioè la posizione delle lettere per trovare una o più parole. Esempio caro= arco, roca, orco
Si vedano le seguenti poesie di Toti Scialoja

Un sabato ad Abano                           Ahi, la vespa
Vedendo le tarme                                com’è pesta!
accorrere a torme,                               Era vispa,
entrare alle terme                                non fu lesta
mi misi in allarme

L’ACROSTICO
Si sceglie una parola e si scrive in stampatello incolonnando le lettere. Poi si scrive in ogni riga una parola che abbia relazione con quokka stabilita che inizi con la lettera data. Ogni lettera può essere completata con parole indipendenti oppure legate tra loro in modo da comporre una frase; oppure ciascuna può costituire l’inizio di una frase.
Si veda la seguente poesia di Roberto Piumini

PLASTILINA
P come prendere
L come lisciare
A come appiattire
S come schiacciare
T come tirare
I come impastare
L come lavorare
I come impiastricciare
N come nettare
A come avere
una bella pallina
di cosa tenera
di cosa morbida,
di PLASTILINA

IL TAUTOGRAMMA
Si scrive una frase o un testo in cui tutte le parole ‘piene’ iniziano con la una lettera stabilita
Si veda questa poesia di Bruno Munari

Sussurar sente Susanna
un sospetto nella scranna
solitario un sorcio secco
succhia solo il suo sorbetto
sibilini sassolini
son tra sugheri e sterpini

IL POLISENSO
Consiste nell’ usare un vocabolo che ha più di un significato, una volta in un senso e una volta in un altro, o, contemporaneamente nei diversi sensi. Un esempio da Gino Patroni:

Onestà geometrica
Il più onesto
Degli angoli è
Quello retto

Consapevolezza
“Andiamo al sodo!”
Disse l’uovo
mentre bolliva.

LA DERIVAZIONE
Da una parola capostipite, con l’aggiunta di suffissi e di prefissi, si formano nuove parole che a quella si collegano nella forma e nel significato. Questo meccanismo può produrre un numero enorme di parole e può essere usato in maniera giocosa e ridondante.
Pinin Carpi

C’è gatto e gatto Gatto tigrato gatto beato. Gatto abissino gatto beniamino Gatto egiziano gatto sempre sano. Gatto siamese gatto cortese. Gatto birmano gatto sultano. Gatto dorato gatto indiavolato Gatto persiano gatto talismano
Gatto d’angora più pelo che arrosto Però è sempre dignitoso e composto. Ma il gatto soriano è il gatto popolano
E di tutti i gatti è il vero sovrano.

LA FILASTROCCA
La filastrocca mette insieme le parole perché sono buffe e hanno suoni simili perché spesso le ripete. Si veda la filastrocca di Gianni Rodari

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente,
chi sta fermo non cammina,
chi va lontano non s’avvicina,
chi si siede non sta ritto,
chi va storto non va diritto,
e chi non parte, in verità
in nessun posto arriverà.

LE PAROLE INVENTATE
A volte gli scrittori inventano le parole per il gusto di produrre sonorità speciali o per sorprendere i lettori
Sue Cowling

In sala d’aspetto
Quando sono in sala d’aspetto
Dal dentista mi sento
Bar colloso
Cruccino
Gengivistico
Angoscillo
Intorvato
Titubino
Svolente
Agiatatetto
Inspinato
Pippiscione
Smidolletto
Crucciolino
Ansiosi stico
Bar colloso
Lagno letto
Tocca a me!

LE ZEPPE
Si inserisce una lettera in una parola data per ottenerne un’altra: libro-libero; baco-bacio

GLI SCARTI
E’ il contrario della zeppa, si toglie una lettera in ogni parola per ottenerne un’altra: sparare-parare; pronti-ponti.

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