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Il racconto Fantasy

INDICAZIONI PER SCRIVERE UN RACCONTO FANTASY
– Stabilire l’epoca in cui ambientare la vicenda: in un lontano passato o in un lontano futuro
– Definire il luogo o i luoghi immaginari, fantastici, in cui si svolgerà la vicenda
– Stabilire quanti e quali personaggi (positivi e negativi) animeranno la vicenda. Fra i vari personaggi occorre individuare: l’eroe protagonista, stabilendone le caratteristiche fisiche, morali e comportamentali, l’aiutante e l’antagonista
TEMI TIPICI DELLA FANTASY
– la magia che condiziona tutti gli avvenimenti
– la lotta fra il Bene e il Male
– il viaggio verso il luogo predestinato
– la ricerca di un oggetto prezioso o magico, simbolo di grandi valori, da cui dipende la salvezza di un personaggio o di una collettività
– il riconoscimento: un personaggio in incognito rivela la sua vera identità, oppure all’eroe protagonista viene rivelata la sua vera identità e origine
– la riconquista del poter da parte dell’eroe protagonista o di un altro personaggio
ARTICOLAZIONE DELLA TRAMA
– situazione iniziale (problematica)
– situazione intermedia (inserire viaggi, lotte, guerre, duelli fra protagonista e antagonista, ostacoli, prove da superare, elementi magici ecc…)
– situazione finale (prevedere la vittoria dell’eroe protagonista, paladino del Bene, contro le forze del Male)
ASPETTI LINGUISTICI E STILISTICI
– usare la narrazione in terza persona
– usare un linguaggio ricco di nomi fantasiosi ed immagini retoriche come metafore e similitudini
– fare descrizioni particolareggiate di luoghi, ambienti, personaggi in modo da cerare certe atmosfere
– creare azioni movimentate e dettagliate ricche di suspense e colpi di scena
LA FANTASY MODERNA
La fantasy è fondamentalmente una narrazione ambientata in mondi immaginari, abitati da esseri strani, creature fiabesche, eroi coraggiosi e intrepidi e che riserva ampio spazio al magico e al soprannaturale. Non si tratta però di una narrazione di pura evasione, poiché intende sottolineare l’importanza dei valori quali: l’onestà, la lealtà, la perseveranza, il senso di giustizia nell’eterna lotta tra il bene e il male.
I miti nordici e soprattutto le storie del Medioevo cavalleresco, in particolare quelle di re Artù e dei cavalieri della tavola Rotonda hanno suggestionato l’immaginario dei romanzi fantasy.
Filiamo Morris, scrittore inglese dell’Ottocento, , è considerato l’autore delle prime opere moderne di heroic fantasy (fantasy eroica). Dopo di lui, altri scrittori si sono dedicati alla fantasy, ma è stato senza dubbio lo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) a decretare la fortuna del genere con il romanzo Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro e con la trilogia Il Signore degli Anelli.
LO HOBBIT E LA RICONQUISTA DEL TESORO
Si tratta di un’opera fantasy ambientata in un Medioevo fantastico, dall’intreccio complesso, ricco di elementi magici, fiabeschi, il cui tema conduttore è la lotta tra le forze del bene e le forze del male. Paladini del bene sono gli gobbi, piccoli esseri non più alti di un metro, molto saggi e amanti della quiete domestica ma capaci, in caso di necessità, di imprese eroiche. Lo gobbi Bilbo Baggins, in compagnia del mago Gandalf e dei tredici nani, parte alla ricerca di un tesoro rubato a questi ultimi, nascosto nelle Terre selvagge e custodito da Smaug, un crudele drago. Il viaggio si rivela molto difficile e pericoloso fra gole, foreste incantate e minacciose montagne. Bilbo si scoprirà capace di affrontare prodigi e orrori, il suo premio finale, in quanto rappresentante del bene, non sarà tanto quello di aver recuperato il tesoro, ma di aver acquisito maturità e saggezza. Da questa magica avventura Bilbo tornerà a casa con un anello magico dagli ignoti poteri, il cui valore e mistero verranno svelati nella famosa saga fantasy: Il Signore degli Anelli.
Altri autori famosi di fantasy sono:
R. E. Howard che raccontò le storie di eroiche di Conan il barbaro.
Terry Brooks, noto per i suoi numerosi romanzi ripartiti in cicli: il ciclo di Shannara.
Michel Ende, noto per il suo romanzo La storia infinita.
J.K. Rowlin, nota per il personaggio di Harry Potter.
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Scrittori esordienti

In Italia, secondo stime recenti, abbiamo circa quattro milioni di scrittori in erba che coltivano la passione della scrittura. Poeti e narratori che seguono orme lasciate da grandi scrittori italiani oramai scomparsi. Poeti e scrittori che maneggiano la penna con velocità e feconda produttività. Tanto che mediamente un poeta esordiente scrive in un anno almeno 200 poesie, mentre un narratore riesce a comporre due romanzo e venti o trenta racconti (quindi almeno 4 libri completi). Dunque esiste una richiesta di pubblicazione molto alta e in Italia vengono editi ogni anno 50.000 titoli nuovi. Nonostante questa grande produzione tra televisioni, radio e tv vengono presentati al grande pubblico in un anno a malapena di 500 libri, molti dei quali scritti da autori italiani noti (dunque non più di 15/20), e da scrittori stranieri (la stragrande maggioranza). Le possibilità di visibilità per uno scrittore emergente sono ridotte a poche righe su periodici di provincia o di quartiere, ma questo non deve far credere che non esistano possibilità. Il sistema è lento e legato ad amicizie e farraginose deviazioni, corrotto e gestito, sovente, da individui senza alcuna preparazione in materia, ma ancora aperto. Anche se la struttura della promozione e della visibilità ha la forma di un cono d’imbuto, ogni anno almeno due o tre autori esordienti riescono a raggiungere una discreta visibilità. Certo mancano i maestri che possano fornire validi aiuti, e mancano i critici letterari, ma attraverso libri di qualità e la serietà di tutti gli operatori, si possono aprire nuove vie e serie possibilità. In questo gioca un ruolo determinante il tempo. Ricordate che se uno scrittore è bravo e non ha fretta di uscire alla ribalta, prima o poi avrà i giusti meriti. In ultimo è importante iniziare a pensare agli scrittori non più solo come ad autori “truffati”, ma come scrittori che seguono tutte le vie possibili per far conoscere le proprie opere. Ci sono, e sono molti, gli scrittori che hanno pagato milioni per avere i loro libri e ci saranno sempre. Ci sono autori che possono decidere di cercare un editore che scommetta tutto su di loro. E’ una regola del sistema. E’ un elemento dell’attuale (ma anche in passato funzionava così) economia editoriale che non può essere, né accusata, né rifiutata. Ognuno è libero di seguire la via che più lo soddisfa. Dunque basta far passare lo scrittore come vittima e l’editore come carnefice. E’ una figura questa, distorta e poco realistica. Le vittime infatti sono sempre consapevoli di ciò che li attende. Ma questo vittimismo e questo piangersi addosso non aiuta gli scrittori esordienti che hanno una dignità letteraria inattaccabile, sia che abbiano pagato, sia che abbiano realizzato una pubblicazione gratuitamente.

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Visita il sito: www.leparchedizioni.com – cerchiamo autori esordienti

 

La metafora: natura dinamica del pensiero

Sempre dal sito di Salotto letterario virtuale:

http://salottovirtuale.altervista.org/index.html

voglio condividere questo articolo molto interessante. Buona lettura

Quando si parla di metafora ci si riferisce ad una figura retorica in cui è prevista una trasposizione, un mero trasferimento di significato. Concettualmente differente dalla similitudine — introdotta da avverbio o locuzione avverbiale — essa parte da un’immagine mentale e si formata da segni e simboli. Il segno è qualcosa di sociale, è convenzionale, mentre il simbolo è più privato. ESEMPIO:

– Segno: acqua, a-c-q-u-a

– Simbolo: mare, bottiglia, salata (associazione libera di pensiero)

Parlando di metafore, si deve partire dai luoghi d’intersezione tra significato e pensiero, ovvero le parole. Queste ultime, per la loro natura grammaticale, possono essere:

 Polisemiche, ovvero parole che hanno più significati: collo (il collo del piede, il collo della bottiglia), radice (radice di un albero, radice dei capelli, radice del dente), pesca (a seconda di come viene utilizzato l’accento la parola pesca può riferirsi al frutto oppure allo sport) e così via;

 Monosemantiche, ovvero parole che hanno un solo significato: computer, pupazzo, casa e così via.

Questo ultimo tipo di parole — ovvero quelle monosemantiche — possono assumere diversi significati a seconda del contesto in cui vengono inserite, andando a formare, appunto, le metafore che possono essere definite come:

 Metafore morte: sono quel tipo di metafore ormai entrate nel linguaggio comune, che hanno perso la loro carica emotiva, il loro surplus di significato; tali tipi di metafore, a volte, non sono più considerate come tali; (es. Piemonte  ai piedi del monte)

 Metafore vive: sono quel tipo di metafore che siamo in grado di creare in ogni singolo momento e che hanno una gran carica e un gran surplus di significato; grazie a tali metafore è anche possibile capire la vera natura di qualcun altro, ci dà modo di concepire il proprio e l’altrui modo di pensare.

La metafora è qualcosa di creativo, è un continui accostamento della nostra vita ad immagini comuni e propri richiami della mente. Si può accostare il mare alla nostra vita, il cielo ad una persona, un fiore ad una persona delicata, un sapore ad un amico e così via. Alcuni esempi di metafora:

 Scrivere a zampe di gallina  Scarabocchiare, scrivere in malo modo

 Sei un coniglio  Sei un codardo

 Hai un cervello da formica!  La tua intelligenza è limitata

La metafora nella storia

Dal punto di vista letterale ci si chiede perché le metafore siano così importanti; basta ripercorrere alcune tappe piuttosto rilevanti della nostra storia.

Siamo negli anni successivi al 330 d.C. quando il famoso Aristotele scrive “Retorica” e, a proposito degli schiavi, scrive:

“Non è bene che gli schiavi usino metafore”

A quel tempo la schiavitù era considerata giusta, era considerata come qualcosa di importante e scontato, e gli schiavi erano coloro che smuovevano l’economia. Aristotele, dal canto suo, non voleva di certo mettere in dubbio la figura delle schiavo, e non voleva liberarli dalla loro condizione. Affermava solo che gli schiavi, per essere tali, e per svolgere il loro “lavoro” nel migliore dei modi, non dovevano avere pensieri, non dovevano pensare a nulla se non a quello che facevano, né tantomeno pensare ad un modo che potesse liberarli dalla loro situazione. Per loro la metafora non sarebbe stata nient’altro che qualcosa che li avrebbe liberati, che li avrebbe trasportati da una dimensione ad un’altra, dal loro contesto di riferimento (quello di essere schiavi) ad un altro (quello di essere uomini liberi). La metafora era per loro (e per chiunque) una continua ricerca alla libertà interiore. Se gli schiavi avessero usato delle metafore sarebbero diventati cattivi schiavi. Quando l’argomento metafora fu ripreso nel 1700 (ca.) da Vico, egli affermò che ogni metafora è una “piccola favoletta”, l’unità minima di ogni storia; quindi, per avere una storia, non dobbiamo far altro che mettere insieme un numero illimitato di metafore. Viene ad introdursi così il rapporto tra metafore e storie, successivamente ripreso da Bruner all’incirca nella seconda metà del 1900. Egli scrisse dei testi sull’identità e sulla narrazione personali, introducendo la figura dello scrittore, colui che vede la realtà al congiuntivo, ovvero il modo della possibilità. Lo scrittore è colui che, continuamente, può cambiare la realtà, vedendo quest’ultima secondo le diverse possibilità che vengono offerte dalla realtà, per trarne continui spunti per costruire storie diverse, anche uguali ma raccontate da diversi punti di vista. Dove c’è possibilità c’è cambiamento, e dove c’è cambiamento, c’è di base una metafora. La metafora, quindi, non è nient’altro che un continuo cambiamento relazionale intrapersonale (relazione con sé stessi) e interpersonale (relazione con gli altri). Se cambiano le relazioni, alla base di qualsiasi rapporto e comunicazione umana, cambia anche il contesto in cui tale relazione viene a formarsi e tale cambiamento è apportato da ciò che nella vita umana è flessibile e dinamico, ovvero il pensiero. Con il pensiero possiamo arrivare dove vogliamo e in qualsiasi momento, e con la metafora possiamo esprimere ciò che è più profondo in noi stessi. Solitamente, in ambito letterario, non ci si rende conto di scrivere e pensare metafore, eppure sono sempre presenti nella nostra vita.

Personalmente, nel momento in cui mi è stato chiesto: “Descrivi questo momento della tua vita con una metafora”, questo è quello che è venuto fuori:

“Io sono il sole d’autunno. Mi sveglio la mattina presto, e sono quasi sempre assonnata; non scaldo tutti, perché la foschia mattutina non me lo permette, ma se riesci a trovare un posto in cui la foschia non c’è posso riscaldarti anche più del sole d’agosto, perché non sarà di certo la foschia a fermarmi, ora. A mezzogiorno il sole è passato, e anche la foschia; a quest’ora sono piena di vita, riscaldo tutti e non faccio ombra a nessuno. Il mio pomeriggio dura poco, perché l’inverno porta freddo, sia dentro che fuori. Lascio presto il posto a chi si sente un po’ come la luna, a chi, a differenza mia si lascia illuminare e non illumina. Quando penso che mi sto spegnendo, penso anche che è solo per oggi: domani tornerà ad offuscarmi la foschia, non farò ombra più a nessuno e lascerò di nuovo il posto a qualcun altro, dopo che per tutta la notte ho continuato, anche involontariamente, ad illuminare.”

Scatenate la vostra fantasia e la vostra creatività e descrivete anche voi la vostra vita, o questo momento della vostra vita con una metafora, potrebbe essere un ottimo esercizio!

Generi Letterari

NOVELLA
E’ un racconto di avventure o avvenimenti, veri o fittizi, capaci di incuriosire. Genere molto antico nella nostra tradizione letteraria, basti ricordare il Novellino (opera di un autore duecentesco). Per seguire poi il Decameron di Boccaccio. Un tipo di novella medioevale è la leggenda che tratta per lo più a scopo monitorio o edificante miracoli e avvenimenti straordinari della vita dei santi.

LA FIABA
Spesso gli scrittori, specie dal periodo romantico in poi, si occuparono a raccogliere il materiale fiabesco d’origine popolare; così hanno fatto Luigi Capuana ed Italo Calvino.

IL RACCONTO
Ha origine dalla novella, il suo è un carattere più fantastico e più narrativo e vicino alla vita, oltre che alla maggiore ampiezza e distensione. E’ fiorito soprattutto dall’ottocento in poi.

IL BOZZETTO
E’ detto così come etimologia da abbozzo o primo getto delle arti figurative, in quanto vuole essere l’espressivo scorcio di una situazione o di un ambiente (es. le Veglie di Neri del Fucini o certe pagine del Cecchi)

IL ROMANZO
In origine designava un componimento in lingua volgare.
Inizialmente il romanzo era scritto in volgare e narrava avventure eroiche e cavalleresche. Fra i prototipi del romanzo si possono citare: la Fiammetta di Boccaccio, il Bertoldo e il Bertoldino di Giulio Cesare Croce.
Nella modernità si afferma nel Seicento
ma il massimo splendore lo raggiungendo nell’ottocento che gli farà assumere le forme del:

  • Romanzo fiume se affronta, all’interno dello stesso testo, storie lunghissime di intere famiglie o gruppi sociali.

  • Romanzo ciclico se appartiene a un gruppo di romanzi diversi, ciascuno a sé stante, ma legato agli altri dall’ambiente e dai personaggi.

I connotati principali del romanzo lo distinguono in:

  • IL ROMANZO STORICO:

    Misto di verità e di invenzione, fiorì nella nostra letteratura sotto l’impulso dei PROMESSI SPOSI DI Manzoni poi si ricordano La battaglia di Benevento e L’assedio di Firenze di Domenico Guerrazzi e il Marco Visconti di Tommaso Grossi e i romanzi del Nievo, del Rovani, Di de Roberto ecc.

  • IL ROMANZO PSICOLOGICO:

    Si interessa più delle vicende interiori: le passioni e i sentimenti che alle vicende esteriori dei personaggi. Esempi sono Fede e bellezza di Niccolò Tommaseo, i romanzi di Antonio Fogazzaro e per alcuni apsetti quelli di D’Annunzio.

  • IL ROMANZO NATURALISTA E VERISTA:

    fIorì nella metà dell’Ottocento suoi rappresentanti e teorici: Luigi Capuana, Giovanni Verga e Federico De Roberto .

    Con il Novecento la forma del romanzo, e più in generale l’intera cultura, è “investita da un vero turbine”. Il romanzo si ramifica in varie direzioni, influenzate anche dal decadentismo. Appaiono all’orizzonte culturale e filosofico la psicoanalisi (Italo Svevo), la logica, la linguistica, e anche la tecnica narrativa cerca di adeguarsi. sensazioni.

  • Romanzo di ambiente e di costume se si descrivono comportamenti di gruppi sociali e di individui che li rappresentano.

  • Romanzo comico-umoristico quando è condotto con un taglio che sottolinea lo stravolgimento delle situazioni normali e muove il riso.

  • Romanzo giallo (o detective story) se la trama si fonda sulla dinamica delitto-investigazione e suoi ruoli di vittima-assassino-investigatore.

  • Romanzo fantastico (o fantasy) se la trama prevede l’interazione con mondi o caratteri che vanno oltre il reale, spesso fondati in una dimensione a-storica e mitica.

  • Romanzo gotico, se l’ambientazione è generalmente situata in epoca medioevale e i personaggi sono cupi e tormentati, vittime di un destino oscuro che li sovrasta e ne determina la tragica fine o il triste fallimento.

  • Romanzo di fantascienza, quando la storia è ambientata in un futuro più o meno prossimo, in cui viene proiettato nella società l’impatto di innovazioni scientifiche e tecnologiche.

  • Romanzo dell’orrore (o horror) se la storia narra di eventi sovrannaturali che coinvolgono i personaggi in eventi e situazioni angoscianti e terribili, volte a creare paura nel lettore.

  • Romanzo di fantapolitica se il tema è l’ipotetica organizzazione di uno stato o le conseguenze di ideologie, con una trasposizione in chiave fantastica, oppure proiettando elementi storici in un ipotetico futuro, o ancora descrivendo una storia alternativa a quella conosciuta (ucronia).

  • Romanzo di spionaggio (spy-story) quando dominano sulla scena i conflitti tra agenti segreti di servizi di vari paesi (spesso CIA e KGB durante la guerra fredda).

  • Romanzo rosa se è orientato al sentimentalismo.

  • Romanzo storico sentimentale quando le vicende sentimentali e romantiche dei personaggi sono collocate in un rigoroso e preciso quadro storico e di costume.

  • Romanzo nero (o noir) se è orientato alla violenza.

  • Nouveau Roman, grosso modo tra gli anni cinquanta e settanta del Novecento.

  • Romanzo d’analisi che mette in mostra tutte le sfaccettature del sentimento e le pulsioni dell’inconscio.

  • Romanzo thriller, caratterizzato da una forte tensione e colpi di scena, può manifestare contemporaneamente peculiarità proprie a più generi quali: azione, giallo, intrigo spy-story e fantapolitica.

  • Iperromanzo, quando l’obiettivo è superare i normali limiti del romanzo, ad esempio realizzando la contemporaneità delle azioni, oppure fornendo al lettore la possibilità di effettuare delle scelte.

  • Romanzo ipertestuale, romanzo realizzato tramite ipertesto o comunque non vincolando la lettura alla sequenzialità delle pagine.

  • Graphic novel, romanzo a fumetti.

  • Metaromanzo.

    In particolare si ricordi la tendenza del Neorealismo, risalente al secondo dopoguerra, che per rendere la realtà sociale usa i termini e le locuzioni della parlata viva o del gergo dei diversi strati sociali, fino a creare un’invenzione lessicale di pastiches linguistici (si ricordino Gadda, Moravia, Pratolini, Pasolini, Cassola)

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Giochi linguistici con la poesia

La poesia gioca con il linguaggio, a tutti è nota l’espressione ‘licenza poetica’ per indicare un termine nuovo, un’infrazione linguistica con la quale il poeta plasma la materia espressiva per rendere un’emozione, un’immagine, per piegare la realtà al suo mondo interiore. La poesia anticipa ciò che ancora non è stato detto. Manifesta stati d’animo inediti. Presenta come ignote anche realtà che appaiono note, comuni, banali. E tutto questo la poesia lo fa anche giocando con il linguaggio attraverso i giochi di parole. Come tutti i giochi questi gioco è molto serio. Perché restituisce la vitalità della lingua, aiuta la mente ad esercitare la sua razionalità grammaticale e logica e la supera al tempo stesso. La poesia ci restituisce la magia delle parole, la sua forza creativa e sfuggente.

L’ANAGRAMMA
Consiste nel cambiare l’ordine, cioè la posizione delle lettere per trovare una o più parole. Esempio caro= arco, roca, orco
Si vedano le seguenti poesie di Toti Scialoja

Un sabato ad Abano                           Ahi, la vespa
Vedendo le tarme                                com’è pesta!
accorrere a torme,                               Era vispa,
entrare alle terme                                non fu lesta
mi misi in allarme

L’ACROSTICO
Si sceglie una parola e si scrive in stampatello incolonnando le lettere. Poi si scrive in ogni riga una parola che abbia relazione con quokka stabilita che inizi con la lettera data. Ogni lettera può essere completata con parole indipendenti oppure legate tra loro in modo da comporre una frase; oppure ciascuna può costituire l’inizio di una frase.
Si veda la seguente poesia di Roberto Piumini

PLASTILINA
P come prendere
L come lisciare
A come appiattire
S come schiacciare
T come tirare
I come impastare
L come lavorare
I come impiastricciare
N come nettare
A come avere
una bella pallina
di cosa tenera
di cosa morbida,
di PLASTILINA

IL TAUTOGRAMMA
Si scrive una frase o un testo in cui tutte le parole ‘piene’ iniziano con la una lettera stabilita
Si veda questa poesia di Bruno Munari

Sussurar sente Susanna
un sospetto nella scranna
solitario un sorcio secco
succhia solo il suo sorbetto
sibilini sassolini
son tra sugheri e sterpini

IL POLISENSO
Consiste nell’ usare un vocabolo che ha più di un significato, una volta in un senso e una volta in un altro, o, contemporaneamente nei diversi sensi. Un esempio da Gino Patroni:

Onestà geometrica
Il più onesto
Degli angoli è
Quello retto

Consapevolezza
“Andiamo al sodo!”
Disse l’uovo
mentre bolliva.

LA DERIVAZIONE
Da una parola capostipite, con l’aggiunta di suffissi e di prefissi, si formano nuove parole che a quella si collegano nella forma e nel significato. Questo meccanismo può produrre un numero enorme di parole e può essere usato in maniera giocosa e ridondante.
Pinin Carpi

C’è gatto e gatto Gatto tigrato gatto beato. Gatto abissino gatto beniamino Gatto egiziano gatto sempre sano. Gatto siamese gatto cortese. Gatto birmano gatto sultano. Gatto dorato gatto indiavolato Gatto persiano gatto talismano
Gatto d’angora più pelo che arrosto Però è sempre dignitoso e composto. Ma il gatto soriano è il gatto popolano
E di tutti i gatti è il vero sovrano.

LA FILASTROCCA
La filastrocca mette insieme le parole perché sono buffe e hanno suoni simili perché spesso le ripete. Si veda la filastrocca di Gianni Rodari

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente,
chi sta fermo non cammina,
chi va lontano non s’avvicina,
chi si siede non sta ritto,
chi va storto non va diritto,
e chi non parte, in verità
in nessun posto arriverà.

LE PAROLE INVENTATE
A volte gli scrittori inventano le parole per il gusto di produrre sonorità speciali o per sorprendere i lettori
Sue Cowling

In sala d’aspetto
Quando sono in sala d’aspetto
Dal dentista mi sento
Bar colloso
Cruccino
Gengivistico
Angoscillo
Intorvato
Titubino
Svolente
Agiatatetto
Inspinato
Pippiscione
Smidolletto
Crucciolino
Ansiosi stico
Bar colloso
Lagno letto
Tocca a me!

LE ZEPPE
Si inserisce una lettera in una parola data per ottenerne un’altra: libro-libero; baco-bacio

GLI SCARTI
E’ il contrario della zeppa, si toglie una lettera in ogni parola per ottenerne un’altra: sparare-parare; pronti-ponti.

Alcuni consigli sulla poesia

Per scrivere una poesia occorre oltre al talento, alla lettura, alla conoscenza della tecnica e degli strumenti, un’altra capacità o accortezza o coraggio: la capacità di cancellare, di eliminare dal testo tutto ciò che è superfluo alla descrizione di un’emozione, di un’esperienza, di tutto ciò che si intende esprimere scrivendo una poesia. Questo discorso vale anche per la narrazione, ma la poesia, per sua natura più essenziale e densa, deve riuscire a contenere in poche parole il senso di ciò che vuole esprimere, il suo nucleo centrale.
E’ ovvio che al lettore resterà la facoltà di sprigionare ulteriori sensi, altri percorsi, ma questo dipende dalla capacità del poeta di dire molto usando poche parole e lasciando che le associazioni mentali, i richiami tra le parole, il loro suono, il loro colore facciano il resto. Un poeta sarà tanto più abile quanto più saprà isolare sensazioni, e quindi emozioni, precise e intense. Infatti, la sensazione verrà allora trasmessa con la massima forza, sarà come alzare il volume di un suono. Ogni singolo verso, ogni singola parola deve essere studiata, cercata fino allo sfinimento finché non si sente di aver raggiunto la perfetta aderenza tra la parola e l’oggetto, l’espressione che si sta cercando.
Si vedano come esempi queste due poesie di Ezra Pound

Petali cadono nella vasca ,
petali di rosa color arancio,
l’ocra che si stringe alla terra.

Il poeta, in questa poesia, esprime l’emozione che ha provato di fronte all’immagine dei petali che cadono nella vasca. Tale emozione viene espressa attraverso un’equivalenza di immagini e di colori. Il poeta, infatti, stabilisce una corrispondenza tra l’arancio dei petali che cadono nella vasca e il color ocra (un colore appunto giallo-rossastro) che aderisce alla pietra. Questa analogia sintetizza in modo immediato quanto da lui percepito.

A una fermata del metro
L’apparizione di questi volti nella
[folla:
petali sopra un ramo umido, nero.

Pound ha spiegato di aver voluto esprimere in questa poesia l’emozione sentita un giorno, all’uscita del metrò di Parigi, quando improvvisamente scorse tra la folla i bei volti di giovani donne. Quei volti nella folla gli apparvero come petali sopra un ramo umido. In quest’immagine analogica e metaforica ha fissato la forza di un’impressione e l’intensità dell’emozione provata.
In entrambi i casi si può immaginare come il poeta abbia operato una serie di tagli, rispetto a tutto ciò che ha visto, fino ad ottenere l’immagine finale che è quella che gli ha permesso di esprimere la sua emozione. Egli ha saputo scegliere tra una serie innumerevole di stimoli percettivi provenienti ad esempio da una stazione del metro. Tutto il movimento di una stazione metropolitana viene condensato dai volti nella folla, che ne restituiscono il movimento, la quantità, il disordine, questi volti si affacciano per esperienza quotidiana del lettore nella sua mente al punto che ne può percepire l’intensità , i movimenti, l’anonimato e talvolta lo smarrimento, a questi volti, sempre correndo sul filo delle associazioni mentali a cui partecipa anche il lettore, si avvicinano poi due realtà naturali: l’una quella del petali, l’altra quella del ramo nero, l’una piacevole, l’altra triste, queste due realtà si fondono insieme per far risaltare dallo sfondo l’emozione del poeta che da uno stato passivo, anonimo , scivola nella piacevolezza delle contemplazione della bellezza.
Quando si scrive una poesia, non si deve dimenticare che si rende partecipe l’altro di un’emozione a cu egli stesso può partecipare con la sua esperienza, occorre lasciargli lo spazio dell’immaginazione, affinché riscopra e riprovi in sé le emozioni espresse dal poeta. Per questo ripeto occorre tagliare o meglio selezionare i dettagli, le parole, quanto più qualcosa è descritto dettagliatamente tanto meno ci sarà spazio per l’immaginazione, tanto meno la descrizione avrà potere evocativo. Non è una questione di lunghezza della poesia ovviamente, anche le poesie molto lunghe cercano nelle parole, nelle immagini, nei versi, l’essenzialità magica, capace di sprigionare altri sensi, altre immagini, in maniera unica e irripetibile.
Ma perché l’effetto si crei ovviamente occorrono le parole giuste, gli strumenti giusti e anche il coraggio di osare, di lasciarsi andare.

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Le 10 regole di Elmore Leonard

Dal sito “Salotto letterario virtuale” ho trovato questo articolo che ritengo molto interessante, e vi invito a leggere anche gli altri articoli:   http://salottovirtuale.altervista.org/index.html

Elmore John Leonard Jr., più noto come Elmore Leonard è un noto scrittore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Nell’ambito letterario Leonard è ritenuto un romanziere esperto per le atmosfere delle sue ambientazioni, per il suo stile spesso ellittico e poco lineare, ma soprattutto per la sua capacità di far progredire la trama puntando sulla maestria dei dialoghi tra i suoi personaggi. Ecco le sue dieci regole sulla scrittura creativa, pubblicate dal Guardian:

  • 1. Non iniziare mai una storia parlando del tempo. Se è solo per creare atmosfera e non per descrivere le reazioni del personaggio al tempo, non andare per le lunghe. Il lettore salterà le pagine in cerca di personaggi.

  • 2. Evita i prologhi: possono essere fastidiosi, soprattutto se sono prologhi che seguono un’introduzione che viene dopo una prefazione. Sono cose che si trovano in saggistica. Nel romanzo il prologo è una back-story e la puoi inserire dove ti pare. C’è un prologo in Quel Fantastico Giovedì di Steinbeck, ma lì va bene, perché il personaggio esprime proprio ciò che voglio dire io attraverso queste regole. Dice: “Mi piace che si parli molto nei libri e che nessuno mi dica che tipo è il ragazzo che sta parlando. Voglio capire io com’è dal modo in cui parla”.

  • 3. Nei dialoghi utilizza sempre il verbo “dire”. La frase del dialogo appartiene al personaggio, il verbo è dello scrittore che ci ficca il naso. In realtà “disse” è molto meno intrusivo rispetto a “brontolò”, “esclamò”, “mentì”. Una volta ho notato che Mary McCarthy aveva terminato la frase di un dialogo con il verbo “asserì”. Ho dovuto chiudere il libro per consultare il dizionario.

  • 4. Non utilizzare mai un avverbio per modificare il verbo “dire”… ammonì gravemente. Usare un avverbio in questo modo è un peccato mortale. Lo scrittore rischia, usando un avverbio, di distrarre il lettore e di interrompere il ritmo del dialogo. Un personaggio dei miei libri racconta della sua abitudine di scrivere romanzi storici d’amore “pieni di stupri e di avverbi”.

  • 5. Non esagerare con i punti esclamativi. Siete autorizzati a usarne non più di un paio ogni 100 mila parole di prosa. Se poi hai l’abilità di giocare con i punti esclamativi come fa Tom Wolfe, ne puoi metterne quanti vuoi.

  • 6. Non usare mai le espressioni “improvvisamente” o “è scoppiato l’inferno”. Non c’è bisogno di spiegare questa regola. Ho notato che gli scrittori che usano “improvvisamente” esercitano un minor controllo nell’uso dei punti esclamativi.

  • 7. Usa con parsimonia i dialetti regionali. Se cominci a riprodurre nei dialoghi le parole dialettali, riempiendo la pagina di apostrofi, non ti fermi più.

  • 8. Evita descrizioni dettagliate dei personaggi, cosa che Steinbeck faceva molto. In Colline come elefanti bianchi di Ernest Hemingway, che aspetto hanno l’americano e la ragazza insieme a lui? “Lei si era tolta il cappello e lo aveva messo sul tavolo”. Questo è l’unico riferimento a una descrizione fisica nella storia.

  • 9. Non andare troppo nel dettaglio con le descrizioni di luoghi e oggetti. Non vuoi parole che portino l’azione, il flusso della storia, ad un punto morto, vero?

  • 10.Prova a eliminare le parti che il lettore tende a saltare. Pensa a ciò che salteresti tu nella lettura di un romanzo: lunghi paragrafi che contengono troppe parole, per esempio.