Archivi categoria: Poesie d’autore

Alcuni consigli sulla poesia

Per scrivere una poesia occorre oltre al talento, alla lettura, alla conoscenza della tecnica e degli strumenti, un’altra capacità o accortezza o coraggio: la capacità di cancellare, di eliminare dal testo tutto ciò che è superfluo alla descrizione di un’emozione, di un’esperienza, di tutto ciò che si intende esprimere scrivendo una poesia. Questo discorso vale anche per la narrazione, ma la poesia, per sua natura più essenziale e densa, deve riuscire a contenere in poche parole il senso di ciò che vuole esprimere, il suo nucleo centrale.
E’ ovvio che al lettore resterà la facoltà di sprigionare ulteriori sensi, altri percorsi, ma questo dipende dalla capacità del poeta di dire molto usando poche parole e lasciando che le associazioni mentali, i richiami tra le parole, il loro suono, il loro colore facciano il resto. Un poeta sarà tanto più abile quanto più saprà isolare sensazioni, e quindi emozioni, precise e intense. Infatti, la sensazione verrà allora trasmessa con la massima forza, sarà come alzare il volume di un suono. Ogni singolo verso, ogni singola parola deve essere studiata, cercata fino allo sfinimento finché non si sente di aver raggiunto la perfetta aderenza tra la parola e l’oggetto, l’espressione che si sta cercando.
Si vedano come esempi queste due poesie di Ezra Pound

Petali cadono nella vasca ,
petali di rosa color arancio,
l’ocra che si stringe alla terra.

Il poeta, in questa poesia, esprime l’emozione che ha provato di fronte all’immagine dei petali che cadono nella vasca. Tale emozione viene espressa attraverso un’equivalenza di immagini e di colori. Il poeta, infatti, stabilisce una corrispondenza tra l’arancio dei petali che cadono nella vasca e il color ocra (un colore appunto giallo-rossastro) che aderisce alla pietra. Questa analogia sintetizza in modo immediato quanto da lui percepito.

A una fermata del metro
L’apparizione di questi volti nella
[folla:
petali sopra un ramo umido, nero.

Pound ha spiegato di aver voluto esprimere in questa poesia l’emozione sentita un giorno, all’uscita del metrò di Parigi, quando improvvisamente scorse tra la folla i bei volti di giovani donne. Quei volti nella folla gli apparvero come petali sopra un ramo umido. In quest’immagine analogica e metaforica ha fissato la forza di un’impressione e l’intensità dell’emozione provata.
In entrambi i casi si può immaginare come il poeta abbia operato una serie di tagli, rispetto a tutto ciò che ha visto, fino ad ottenere l’immagine finale che è quella che gli ha permesso di esprimere la sua emozione. Egli ha saputo scegliere tra una serie innumerevole di stimoli percettivi provenienti ad esempio da una stazione del metro. Tutto il movimento di una stazione metropolitana viene condensato dai volti nella folla, che ne restituiscono il movimento, la quantità, il disordine, questi volti si affacciano per esperienza quotidiana del lettore nella sua mente al punto che ne può percepire l’intensità , i movimenti, l’anonimato e talvolta lo smarrimento, a questi volti, sempre correndo sul filo delle associazioni mentali a cui partecipa anche il lettore, si avvicinano poi due realtà naturali: l’una quella del petali, l’altra quella del ramo nero, l’una piacevole, l’altra triste, queste due realtà si fondono insieme per far risaltare dallo sfondo l’emozione del poeta che da uno stato passivo, anonimo , scivola nella piacevolezza delle contemplazione della bellezza.
Quando si scrive una poesia, non si deve dimenticare che si rende partecipe l’altro di un’emozione a cu egli stesso può partecipare con la sua esperienza, occorre lasciargli lo spazio dell’immaginazione, affinché riscopra e riprovi in sé le emozioni espresse dal poeta. Per questo ripeto occorre tagliare o meglio selezionare i dettagli, le parole, quanto più qualcosa è descritto dettagliatamente tanto meno ci sarà spazio per l’immaginazione, tanto meno la descrizione avrà potere evocativo. Non è una questione di lunghezza della poesia ovviamente, anche le poesie molto lunghe cercano nelle parole, nelle immagini, nei versi, l’essenzialità magica, capace di sprigionare altri sensi, altre immagini, in maniera unica e irripetibile.
Ma perché l’effetto si crei ovviamente occorrono le parole giuste, gli strumenti giusti e anche il coraggio di osare, di lasciarsi andare.

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Scrittura arborea – Poesia di Antonietta Germana Boero

Vago nel bosco e il suo respiro casto

già mi propone di alberi il profumo;

io li rimiro e scorgo in quelle scorze,

anni celati a scrivere il futuro.

I  loro nomi son punti di domanda

tesi a sfiorare la cupola del cielo,

scrittura arborea in sulla volta, vestita

di sereno.

Vorrei carpire il lor frasario strano

che mi riporta ad anni ormai lontani,

quando nel bosco, la flora con la fauna,

donava storie a bimbi per la nanna.

Ed ecco spunta il rosso cappuccetto

bimba imprudente nel bosco misterioso

perché di lupi ancor vive la storia,

ai giorni nostri a rinverdir memoria!

 

Antonietta Germana Boero

 

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“Vite parallele”…….di Marco Bartiromo

Seguo la mia ombra

di là della riva

e scopro i contorni

di un mondo sconosciuto.

È solo una macchia

che imita il mio fare,

ma segue il passo opposto

di un cammino parallelo.

Specularità riflessa,

svuotata del suo io,

divisa da un fiume

che trascina via il remoto.

Un’anima nuova

in attesa di gremirsi,

come una scatola vuota

che nessuno vuol riempire.

 

Marco Bartiromo

 

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Le cose che ho imparato nella vita…..Paulo Coelho

“Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
• Che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.
• Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
• Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
• Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
• Che o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
• Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
• Che la pazienza richiede molta pratica.
• Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
• Che a volte la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
• Che, solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
• Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
• Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
• Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
• Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così, quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
• Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
• La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se sia stata la miglior conversazione mai avuta.
• È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
• Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
• Non cercare le apparenze: possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
• Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
• Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni x abbracciarlo davvero!
• Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
• Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
• Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
• Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
• L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
• Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
• Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.”
Paulo Coelho

 

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Le tue paure – Poesia di Luca Cillo

Se potessi reincarnarmi mille volte, lo farei…
Cosicché possa accarezzarti, toccarti , sorriderti, confortarti come se fosse la prima volta…
Ho visto in te mille cose…
Cose che non avrei voluto vedere mai.
Ho preso le tue sofferenze e le ho strette nel mio pugno…
Se potessi liberarti lo farei…ma il tempo sa, il tempo vuole…!
Ho visto una sagoma riflessa nello specchio della tua anima, dolente e spaventata!
Se potessi essere quella sagoma, devierei dal tuo interno ogni timore…
strapperei con le mie lunghe braccia ogni tuo complesso…
e getterei ogni pezzo nel sepolcro del nostro amore!
se potessi, se solo potessi…!

Luca Cillo

 

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Poesia di Roberto Benigni a Massimo Troisi

Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro

Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994) è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano, ricordato soprattutto per essere stato l’esponente della nuova comicità napoletana (portata alla ribalta dal gruppo teatrale La Smorfia nella seconda metà degli anni settanta), assieme a Lello Arena ed Enzo Decaro. Nel 1996 fu candidato ai premi Oscar come miglior attore e miglior sceneggiatura non originale per il film Il postino. Scomparve prematuramente, a quarantuno anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche di cui soffriva sin dall’età di dodici anni.

Storia di un sodalizio e di due destini incrociati

Si sa come fa il cuore, no? E sfatando il mito della sua imprevedibilità, Pino Daniele e Massimo Troisi ci avevano anche scritto una canzone, nel 1991, per la colonna sonora del film di Troisi “Pensavo fosse amore invece era un calesse“. Giocando, con tagliente autoironia, tanto sulla cardiopatia che sul romanticismo. Patologie di diversa natura, da cui entrambi evidentemente si sentivano soggiogati. “‘O ssaje comme fa ‘o core” era una poesia di Massimo, scomparso a 41 anni nel 1994, messa in musica da Pino, stroncato qualche giorno fa, a 59. Due destini, due artisti morti giovani, o comunque certo non vecchi, che fin da quella canzone, ma anche da prima, vollero mettere le cose in chiaro.

‘O ssaje comme fa ‘o core

 Tu stive ‘nzieme a n’ato
je te guardaje
e primma ‘e da’ ‘o tiempo all’uocchie
pe’ s’annammura’
già s’era fatt’ annanze ‘o core.
A me, a me
‘o ssaje comme fa ‘o core
quann’ s’è annamurato.

Tu stive ‘nzieme a me
je te guardavo e me ricevo
comm’ sarrà successo ca è fernuto
ma je nun m’arrenn’
ce voglio pruva’.
Poi se facette annanze ‘o core
e me ricette:
“Tu vuoje pruvà?
E pruova, je me ne vaco!”
‘O ssaje comme fa ‘o core
quann s’è sbagliato.

 

Lo sai come fa il cuore

Tu stavi insieme a un altro

io ti guardavo

e prima di dar tempo agli occhi

di innamorarsi

già s’era fatto innanzi il cuore.

A me, a me

lo sai come fa il cuore

quando s’è innamorato.

Tu stavi insieme a me

io ti guardavo e mi dicevo

come sarà successo che è finita

ma io non mi arrendo

ci voglio provare.

Poi si fece avanti il cuore

e mi disse:

“Tu vuoi provarci?

E prova, io me ne vado!”

Lo sai come fa il cuore

quando s’è sbagliato.