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Il racconto Fantasy

INDICAZIONI PER SCRIVERE UN RACCONTO FANTASY
– Stabilire l’epoca in cui ambientare la vicenda: in un lontano passato o in un lontano futuro
– Definire il luogo o i luoghi immaginari, fantastici, in cui si svolgerà la vicenda
– Stabilire quanti e quali personaggi (positivi e negativi) animeranno la vicenda. Fra i vari personaggi occorre individuare: l’eroe protagonista, stabilendone le caratteristiche fisiche, morali e comportamentali, l’aiutante e l’antagonista
TEMI TIPICI DELLA FANTASY
– la magia che condiziona tutti gli avvenimenti
– la lotta fra il Bene e il Male
– il viaggio verso il luogo predestinato
– la ricerca di un oggetto prezioso o magico, simbolo di grandi valori, da cui dipende la salvezza di un personaggio o di una collettività
– il riconoscimento: un personaggio in incognito rivela la sua vera identità, oppure all’eroe protagonista viene rivelata la sua vera identità e origine
– la riconquista del poter da parte dell’eroe protagonista o di un altro personaggio
ARTICOLAZIONE DELLA TRAMA
– situazione iniziale (problematica)
– situazione intermedia (inserire viaggi, lotte, guerre, duelli fra protagonista e antagonista, ostacoli, prove da superare, elementi magici ecc…)
– situazione finale (prevedere la vittoria dell’eroe protagonista, paladino del Bene, contro le forze del Male)
ASPETTI LINGUISTICI E STILISTICI
– usare la narrazione in terza persona
– usare un linguaggio ricco di nomi fantasiosi ed immagini retoriche come metafore e similitudini
– fare descrizioni particolareggiate di luoghi, ambienti, personaggi in modo da cerare certe atmosfere
– creare azioni movimentate e dettagliate ricche di suspense e colpi di scena
LA FANTASY MODERNA
La fantasy è fondamentalmente una narrazione ambientata in mondi immaginari, abitati da esseri strani, creature fiabesche, eroi coraggiosi e intrepidi e che riserva ampio spazio al magico e al soprannaturale. Non si tratta però di una narrazione di pura evasione, poiché intende sottolineare l’importanza dei valori quali: l’onestà, la lealtà, la perseveranza, il senso di giustizia nell’eterna lotta tra il bene e il male.
I miti nordici e soprattutto le storie del Medioevo cavalleresco, in particolare quelle di re Artù e dei cavalieri della tavola Rotonda hanno suggestionato l’immaginario dei romanzi fantasy.
Filiamo Morris, scrittore inglese dell’Ottocento, , è considerato l’autore delle prime opere moderne di heroic fantasy (fantasy eroica). Dopo di lui, altri scrittori si sono dedicati alla fantasy, ma è stato senza dubbio lo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) a decretare la fortuna del genere con il romanzo Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro e con la trilogia Il Signore degli Anelli.
LO HOBBIT E LA RICONQUISTA DEL TESORO
Si tratta di un’opera fantasy ambientata in un Medioevo fantastico, dall’intreccio complesso, ricco di elementi magici, fiabeschi, il cui tema conduttore è la lotta tra le forze del bene e le forze del male. Paladini del bene sono gli gobbi, piccoli esseri non più alti di un metro, molto saggi e amanti della quiete domestica ma capaci, in caso di necessità, di imprese eroiche. Lo gobbi Bilbo Baggins, in compagnia del mago Gandalf e dei tredici nani, parte alla ricerca di un tesoro rubato a questi ultimi, nascosto nelle Terre selvagge e custodito da Smaug, un crudele drago. Il viaggio si rivela molto difficile e pericoloso fra gole, foreste incantate e minacciose montagne. Bilbo si scoprirà capace di affrontare prodigi e orrori, il suo premio finale, in quanto rappresentante del bene, non sarà tanto quello di aver recuperato il tesoro, ma di aver acquisito maturità e saggezza. Da questa magica avventura Bilbo tornerà a casa con un anello magico dagli ignoti poteri, il cui valore e mistero verranno svelati nella famosa saga fantasy: Il Signore degli Anelli.
Altri autori famosi di fantasy sono:
R. E. Howard che raccontò le storie di eroiche di Conan il barbaro.
Terry Brooks, noto per i suoi numerosi romanzi ripartiti in cicli: il ciclo di Shannara.
Michel Ende, noto per il suo romanzo La storia infinita.
J.K. Rowlin, nota per il personaggio di Harry Potter.

Scrittori esordienti

In Italia, secondo stime recenti, abbiamo circa quattro milioni di scrittori in erba che coltivano la passione della scrittura. Poeti e narratori che seguono orme lasciate da grandi scrittori italiani oramai scomparsi. Poeti e scrittori che maneggiano la penna con velocità e feconda produttività. Tanto che mediamente un poeta esordiente scrive in un anno almeno 200 poesie, mentre un narratore riesce a comporre due romanzo e venti o trenta racconti (quindi almeno 4 libri completi). Dunque esiste una richiesta di pubblicazione molto alta e in Italia vengono editi ogni anno 50.000 titoli nuovi. Nonostante questa grande produzione tra televisioni, radio e tv vengono presentati al grande pubblico in un anno a malapena di 500 libri, molti dei quali scritti da autori italiani noti (dunque non più di 15/20), e da scrittori stranieri (la stragrande maggioranza). Le possibilità di visibilità per uno scrittore emergente sono ridotte a poche righe su periodici di provincia o di quartiere, ma questo non deve far credere che non esistano possibilità. Il sistema è lento e legato ad amicizie e farraginose deviazioni, corrotto e gestito, sovente, da individui senza alcuna preparazione in materia, ma ancora aperto. Anche se la struttura della promozione e della visibilità ha la forma di un cono d’imbuto, ogni anno almeno due o tre autori esordienti riescono a raggiungere una discreta visibilità. Certo mancano i maestri che possano fornire validi aiuti, e mancano i critici letterari, ma attraverso libri di qualità e la serietà di tutti gli operatori, si possono aprire nuove vie e serie possibilità. In questo gioca un ruolo determinante il tempo. Ricordate che se uno scrittore è bravo e non ha fretta di uscire alla ribalta, prima o poi avrà i giusti meriti. In ultimo è importante iniziare a pensare agli scrittori non più solo come ad autori “truffati”, ma come scrittori che seguono tutte le vie possibili per far conoscere le proprie opere. Ci sono, e sono molti, gli scrittori che hanno pagato milioni per avere i loro libri e ci saranno sempre. Ci sono autori che possono decidere di cercare un editore che scommetta tutto su di loro. E’ una regola del sistema. E’ un elemento dell’attuale (ma anche in passato funzionava così) economia editoriale che non può essere, né accusata, né rifiutata. Ognuno è libero di seguire la via che più lo soddisfa. Dunque basta far passare lo scrittore come vittima e l’editore come carnefice. E’ una figura questa, distorta e poco realistica. Le vittime infatti sono sempre consapevoli di ciò che li attende. Ma questo vittimismo e questo piangersi addosso non aiuta gli scrittori esordienti che hanno una dignità letteraria inattaccabile, sia che abbiano pagato, sia che abbiano realizzato una pubblicazione gratuitamente.

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Visita il sito: www.leparchedizioni.com – cerchiamo autori esordienti

 

Generi Letterari

NOVELLA
E’ un racconto di avventure o avvenimenti, veri o fittizi, capaci di incuriosire. Genere molto antico nella nostra tradizione letteraria, basti ricordare il Novellino (opera di un autore duecentesco). Per seguire poi il Decameron di Boccaccio. Un tipo di novella medioevale è la leggenda che tratta per lo più a scopo monitorio o edificante miracoli e avvenimenti straordinari della vita dei santi.

LA FIABA
Spesso gli scrittori, specie dal periodo romantico in poi, si occuparono a raccogliere il materiale fiabesco d’origine popolare; così hanno fatto Luigi Capuana ed Italo Calvino.

IL RACCONTO
Ha origine dalla novella, il suo è un carattere più fantastico e più narrativo e vicino alla vita, oltre che alla maggiore ampiezza e distensione. E’ fiorito soprattutto dall’ottocento in poi.

IL BOZZETTO
E’ detto così come etimologia da abbozzo o primo getto delle arti figurative, in quanto vuole essere l’espressivo scorcio di una situazione o di un ambiente (es. le Veglie di Neri del Fucini o certe pagine del Cecchi)

IL ROMANZO
In origine designava un componimento in lingua volgare.
Inizialmente il romanzo era scritto in volgare e narrava avventure eroiche e cavalleresche. Fra i prototipi del romanzo si possono citare: la Fiammetta di Boccaccio, il Bertoldo e il Bertoldino di Giulio Cesare Croce.
Nella modernità si afferma nel Seicento
ma il massimo splendore lo raggiungendo nell’ottocento che gli farà assumere le forme del:

  • Romanzo fiume se affronta, all’interno dello stesso testo, storie lunghissime di intere famiglie o gruppi sociali.

  • Romanzo ciclico se appartiene a un gruppo di romanzi diversi, ciascuno a sé stante, ma legato agli altri dall’ambiente e dai personaggi.

I connotati principali del romanzo lo distinguono in:

  • IL ROMANZO STORICO:

    Misto di verità e di invenzione, fiorì nella nostra letteratura sotto l’impulso dei PROMESSI SPOSI DI Manzoni poi si ricordano La battaglia di Benevento e L’assedio di Firenze di Domenico Guerrazzi e il Marco Visconti di Tommaso Grossi e i romanzi del Nievo, del Rovani, Di de Roberto ecc.

  • IL ROMANZO PSICOLOGICO:

    Si interessa più delle vicende interiori: le passioni e i sentimenti che alle vicende esteriori dei personaggi. Esempi sono Fede e bellezza di Niccolò Tommaseo, i romanzi di Antonio Fogazzaro e per alcuni apsetti quelli di D’Annunzio.

  • IL ROMANZO NATURALISTA E VERISTA:

    fIorì nella metà dell’Ottocento suoi rappresentanti e teorici: Luigi Capuana, Giovanni Verga e Federico De Roberto .

    Con il Novecento la forma del romanzo, e più in generale l’intera cultura, è “investita da un vero turbine”. Il romanzo si ramifica in varie direzioni, influenzate anche dal decadentismo. Appaiono all’orizzonte culturale e filosofico la psicoanalisi (Italo Svevo), la logica, la linguistica, e anche la tecnica narrativa cerca di adeguarsi. sensazioni.

  • Romanzo di ambiente e di costume se si descrivono comportamenti di gruppi sociali e di individui che li rappresentano.

  • Romanzo comico-umoristico quando è condotto con un taglio che sottolinea lo stravolgimento delle situazioni normali e muove il riso.

  • Romanzo giallo (o detective story) se la trama si fonda sulla dinamica delitto-investigazione e suoi ruoli di vittima-assassino-investigatore.

  • Romanzo fantastico (o fantasy) se la trama prevede l’interazione con mondi o caratteri che vanno oltre il reale, spesso fondati in una dimensione a-storica e mitica.

  • Romanzo gotico, se l’ambientazione è generalmente situata in epoca medioevale e i personaggi sono cupi e tormentati, vittime di un destino oscuro che li sovrasta e ne determina la tragica fine o il triste fallimento.

  • Romanzo di fantascienza, quando la storia è ambientata in un futuro più o meno prossimo, in cui viene proiettato nella società l’impatto di innovazioni scientifiche e tecnologiche.

  • Romanzo dell’orrore (o horror) se la storia narra di eventi sovrannaturali che coinvolgono i personaggi in eventi e situazioni angoscianti e terribili, volte a creare paura nel lettore.

  • Romanzo di fantapolitica se il tema è l’ipotetica organizzazione di uno stato o le conseguenze di ideologie, con una trasposizione in chiave fantastica, oppure proiettando elementi storici in un ipotetico futuro, o ancora descrivendo una storia alternativa a quella conosciuta (ucronia).

  • Romanzo di spionaggio (spy-story) quando dominano sulla scena i conflitti tra agenti segreti di servizi di vari paesi (spesso CIA e KGB durante la guerra fredda).

  • Romanzo rosa se è orientato al sentimentalismo.

  • Romanzo storico sentimentale quando le vicende sentimentali e romantiche dei personaggi sono collocate in un rigoroso e preciso quadro storico e di costume.

  • Romanzo nero (o noir) se è orientato alla violenza.

  • Nouveau Roman, grosso modo tra gli anni cinquanta e settanta del Novecento.

  • Romanzo d’analisi che mette in mostra tutte le sfaccettature del sentimento e le pulsioni dell’inconscio.

  • Romanzo thriller, caratterizzato da una forte tensione e colpi di scena, può manifestare contemporaneamente peculiarità proprie a più generi quali: azione, giallo, intrigo spy-story e fantapolitica.

  • Iperromanzo, quando l’obiettivo è superare i normali limiti del romanzo, ad esempio realizzando la contemporaneità delle azioni, oppure fornendo al lettore la possibilità di effettuare delle scelte.

  • Romanzo ipertestuale, romanzo realizzato tramite ipertesto o comunque non vincolando la lettura alla sequenzialità delle pagine.

  • Graphic novel, romanzo a fumetti.

  • Metaromanzo.

    In particolare si ricordi la tendenza del Neorealismo, risalente al secondo dopoguerra, che per rendere la realtà sociale usa i termini e le locuzioni della parlata viva o del gergo dei diversi strati sociali, fino a creare un’invenzione lessicale di pastiches linguistici (si ricordino Gadda, Moravia, Pratolini, Pasolini, Cassola)

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Alcuni consigli sulla poesia

Per scrivere una poesia occorre oltre al talento, alla lettura, alla conoscenza della tecnica e degli strumenti, un’altra capacità o accortezza o coraggio: la capacità di cancellare, di eliminare dal testo tutto ciò che è superfluo alla descrizione di un’emozione, di un’esperienza, di tutto ciò che si intende esprimere scrivendo una poesia. Questo discorso vale anche per la narrazione, ma la poesia, per sua natura più essenziale e densa, deve riuscire a contenere in poche parole il senso di ciò che vuole esprimere, il suo nucleo centrale.
E’ ovvio che al lettore resterà la facoltà di sprigionare ulteriori sensi, altri percorsi, ma questo dipende dalla capacità del poeta di dire molto usando poche parole e lasciando che le associazioni mentali, i richiami tra le parole, il loro suono, il loro colore facciano il resto. Un poeta sarà tanto più abile quanto più saprà isolare sensazioni, e quindi emozioni, precise e intense. Infatti, la sensazione verrà allora trasmessa con la massima forza, sarà come alzare il volume di un suono. Ogni singolo verso, ogni singola parola deve essere studiata, cercata fino allo sfinimento finché non si sente di aver raggiunto la perfetta aderenza tra la parola e l’oggetto, l’espressione che si sta cercando.
Si vedano come esempi queste due poesie di Ezra Pound

Petali cadono nella vasca ,
petali di rosa color arancio,
l’ocra che si stringe alla terra.

Il poeta, in questa poesia, esprime l’emozione che ha provato di fronte all’immagine dei petali che cadono nella vasca. Tale emozione viene espressa attraverso un’equivalenza di immagini e di colori. Il poeta, infatti, stabilisce una corrispondenza tra l’arancio dei petali che cadono nella vasca e il color ocra (un colore appunto giallo-rossastro) che aderisce alla pietra. Questa analogia sintetizza in modo immediato quanto da lui percepito.

A una fermata del metro
L’apparizione di questi volti nella
[folla:
petali sopra un ramo umido, nero.

Pound ha spiegato di aver voluto esprimere in questa poesia l’emozione sentita un giorno, all’uscita del metrò di Parigi, quando improvvisamente scorse tra la folla i bei volti di giovani donne. Quei volti nella folla gli apparvero come petali sopra un ramo umido. In quest’immagine analogica e metaforica ha fissato la forza di un’impressione e l’intensità dell’emozione provata.
In entrambi i casi si può immaginare come il poeta abbia operato una serie di tagli, rispetto a tutto ciò che ha visto, fino ad ottenere l’immagine finale che è quella che gli ha permesso di esprimere la sua emozione. Egli ha saputo scegliere tra una serie innumerevole di stimoli percettivi provenienti ad esempio da una stazione del metro. Tutto il movimento di una stazione metropolitana viene condensato dai volti nella folla, che ne restituiscono il movimento, la quantità, il disordine, questi volti si affacciano per esperienza quotidiana del lettore nella sua mente al punto che ne può percepire l’intensità , i movimenti, l’anonimato e talvolta lo smarrimento, a questi volti, sempre correndo sul filo delle associazioni mentali a cui partecipa anche il lettore, si avvicinano poi due realtà naturali: l’una quella del petali, l’altra quella del ramo nero, l’una piacevole, l’altra triste, queste due realtà si fondono insieme per far risaltare dallo sfondo l’emozione del poeta che da uno stato passivo, anonimo , scivola nella piacevolezza delle contemplazione della bellezza.
Quando si scrive una poesia, non si deve dimenticare che si rende partecipe l’altro di un’emozione a cu egli stesso può partecipare con la sua esperienza, occorre lasciargli lo spazio dell’immaginazione, affinché riscopra e riprovi in sé le emozioni espresse dal poeta. Per questo ripeto occorre tagliare o meglio selezionare i dettagli, le parole, quanto più qualcosa è descritto dettagliatamente tanto meno ci sarà spazio per l’immaginazione, tanto meno la descrizione avrà potere evocativo. Non è una questione di lunghezza della poesia ovviamente, anche le poesie molto lunghe cercano nelle parole, nelle immagini, nei versi, l’essenzialità magica, capace di sprigionare altri sensi, altre immagini, in maniera unica e irripetibile.
Ma perché l’effetto si crei ovviamente occorrono le parole giuste, gli strumenti giusti e anche il coraggio di osare, di lasciarsi andare.

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DECIDERE LA TEMPORALITÀ DEGLI EVENTI RACCONTATI – Seconda Parte

Il tempo lineare vi costringe a essere didascalici. E rende più difficile tutto, anche le digressioni. Prendiamo un frammento dell’ultimo esempio, e per chi non ha seguito, consiglio di leggere l’articolo precedente.

Quando poi Anna partì per Venezia, a studiare lingue orientali, la chiavetta del cancello e dell’ascensore arrivarono a me. Ma sarebbe finita, e lo sapevo.

Qui potete inserire un elemento che torna indietro. Ad esempio una descrizione di Anna:

Quando poi Anna partì per Venezia, a studiare lingue orientali, la chiavetta del cancello e dell’ascensore arrivarono a me. Quella stessa chiave che le vidi in mano quel giorno, e che era grande, antica, di ferro imbrunito. Venne ad aprirmi con due secche mandate, scendendo allegra la rampa delle scale. Mi sarei abituato presto a quelle caviglie che si muovevano ondeggiando a ogni gradino. Ma anche quel ricordo avrebbe finito per farmi male. E oggi potrei dire che lo sapevo che sarebbe finita.

Ora vediamo come saremmo costretti a risolvere l’apparizione di Anna, utilizzando il primo esempio. Lo ricordate?

Prendo la scala di sinistra. E comincio a salire lentamente. Non mi rimane che controllare tutti i campanelli, per capire a che piano abita Anna. Leggo tutte le targhette. “Sacis spa” e “Studio legale Cutillo” al primo piano. “Ing.Pinna” e “Ludovisi” al secondo. “Veronesi” e “Tartara” al terzo. Ho ancora un piano, l’ultimo. Ma un cancelletto che chiude l’ultima rampa di scale mi impedisce di salire.

A questo punto proseguiamo la narrazione.

In quel momento mi è apparsa Anna, sorridente, scendendo la scale con un passo incerto e delicato, da ballerina classica.

Se ci fate caso, il primo esempio in generale vi apparirà meno letterario, forse più ingenuo. Anche se dal punto di vista narrativo non c’è nulla da eccepire. Invece il secondo esempio, ha qualcosa di vertiginosoche prende il lettore. Un lettore che ha perso ogni ingenuità e che dalla narrazione pretende molto di più. Non vuole essere preso per mano in un modo lineare, chiede invece complessità, salti temporali, ritorni indietro, anticipazioni sottili sul futuro. Vuole immaginare delle cose senza sapere troppo. Se volete, questo è il risultato inevitabile dell’evoluzione della forma romanzo nel Novecento. Il passaggio da una struttura narrativa che ha la semplicità di una favola a un meccanismo assolutamente complesso. D’altronde anche i bambini, destinatari naturali delle storie narrate come fossero delle favole, stanno lentamente imparando a pensare le narrazioni in una forma più complessa. E questo sta avvenendo anche per merito del cinema, che non ha mai una struttura lineare, neppure il cinema per i più piccoli.

Allora non potrete più iniziare una storia con un “C’era una volta”, e non potrete più finirle con “E vissero tutti felici e contenti”:

C’era una volta un re, che sposò una principessa bellissima, vissero al castello, ed ebbero dieci figli. Il popolo li amava. E loro li riamavano. Il regno divenne ricco, e tutti i sudditi ebbero la loro parte. Così per tutti quegli anni vissero felici e contenti. Fu un regno felice, certamente. E fu un caso del destino che il Re sposasse quella principessa sconosciuta, che si presentò al ballo invitata forse da una fata del bosco. Fu un regno felice perché l’amore della principessa per il Re riuscì a svegliare quella natura povera, che non dava cibo e benessere ai sudditi. Per tutto il loro regno, i campi coltivati diedero più frutti, le miniere di carbone svelarono nuovi giacimenti, e la ricchezza di quel luogo destava ammirazione nei regni vicini. Così la favola del Re e della principessa fece il giro del mondo, e sarebbe stato bello cominciarla con un “C’era una volta”…

Con questo esempio termino questa dissertazione sui piani temporali. Un esempio che dimostra come anche la forma più semplice e più ingenua di narrazione (C’era un volta un re…) può essere riscritta in una chiave letteraria diversa.

Esercizio:

Traccia.

Giorgio ha 30 anni. E sa che dovrà partire con degli amici per un viaggio nella Loira. Si tratta di una vacanza con due amici dei tempi della scuola. Quello che sappiamo è che sarà una vacanza molto diversa da quanto lui si immagini. Perché a questo viaggio si aggiungerà una persona. Rita. Che Giorgio non conosce e che è la sorella di un’amica degli altri due ragazzi. Suonano alla porta e Giorgio si vede arrivare in casa, Rita e gli altri due. Rita è una ragazza con problemi di droga. Fragile. Uno dei ragazzi decide di portarla con loro perché non può stare da sola. Rita si innamorerà di Giorgio, Giorgio teme una storia dolorosa e complessa.

Riscrivete nei due modi, 1 e 2 mescolando gli

elementi che vi ho dato, e se ritenete, aggiungendo altre cose.

Condividete con noi i vostri esercizi, vi aspettiamo.

Decidere la temporalità degli eventi raccontati

Dovete incominciare a chiedervi una cosa: chi racconta sa già tutto della storia (ovvero la racconta a posteriori), o apprende man mano che procede nel racconto? Del perché questa sia la scelta più difficile, e quella più importante. Di cosa conviene scegliere, di quali problemi vadano risolti. E del perché all’inizio è forse più opportuno decidere per un narratore che sa tutto. Di come cambia lo stile del racconto se si decide per un’opzione o per l’altra. 

Quanto sa della storia che andrà a raccontare il narratore? 

Partiamo dalla distinzione più elementare. Abbiamo due possibilità.

1.Il narratore racconta in tempo reale, dunque scopre gli eventi man mano che li racconta.

2.Il narratore racconta una storia al passato. Ovvero sa già tutto quello che è accaduto nel momento in cui inizia a raccontare.

Il primo caso vi obbliga a una narrazione lineareIl secondo vi permette di decidere lentamente quanto raccontare, quanto anticipare in parte la storia che andate a scrivere. E come gestire i riferimenti a quello che accadrà. Vediamo due esempi della stessa narrazione, utilizzando i due punti a cui facevo riferimento sopra.

1.Prendo la scala di sinistra. E comincio a salire lentamente. Non mi rimane che controllare tutti i campanelli, per capire a che piano abita Anna. Leggo tutte le targhette. “Sacis spa” e “Studio legale Cutillo” al primo piano. “Ing.Pinna” e “Ludovisi” al secondo. “Veronesi” e “Tartara” al terzo. Ho ancora un piano, l’ultimo. Ma un cancelletto che chiude l’ultima rampa di scale mi impedisce di salire.

2.Non so perché decisi che era quella di sinistra la scala da prendere. Fu certamente quello il primo errore. Salii tre piani di scale convinto che avrei trovato il campanello di Anna. E invece finì per ritrovarmi dei nomi sconosciuti, che non mi dicevano nullla. “Sacis”, “Studio legale Cutillo”, “Ingegner Pinna”. Un “Veronesi”, un “Tartara”. Quando pensai che non poteva che essere all’ultimo piano, feci la scoperta peggiore. Oltre il terzo piano non si poteva più salire. Un cancelletto proprio alla base dell’ultima rampa mi impediva di proseguire.

Questo esempio è il più semplice di tutti, ma ci è utile per capire. Nel secondo svolgimento, il narratore sa già quello che è accaduto. E lo accenna da subito (“Non so perché… fu certamente il primo errore”), poi continua a raccontare, ma il lettore ha già un’informazione che gli genera un’attesa narrativa.

Ogni evento raccontato è anticipato da qualcosa, che porta a un’aspettativa (“feci la scoperta peggiore”):

L’elenco dei nomi nei campanelli è più casuale. Perché a quel punto non è importante conoscerli piano per piano. E’ importante raggiungere la fine per scoprire che c’è un cancelletto che chiude la rampa della scala.

Ma questo è un esempio assolutamente elementare. Facciamo un altro passo, verso una narrazione più complessa. Leggete adesso.

1.Il tram numero 19 passava ogni quindici minuti, con una precisione che nessuno poteva davvero immaginare. E ogni volta il vasetto di vetro soffiato che Anna mi aveva portato da Venezia vibrava sul caminetto come fosse l’avvertimento di un terremoto.

2.Avrei dovuto capire da quel tintinnio del vasetto di vetro soffiato, quello che Anna mi aveva portato da Murano, che la mia vita da lì a poco sarebbe cambiata, come un terremoto che ti sconvolge la vita. Anche se quel tintinnio non era altro che una conseguenza di quei binari del tram, il 19, che facevano vibrare casa con un intervallo di 15 minuti, come un appuntamento preciso.

Come potete vedere in entrambi i casi ho utilizzato il passato. Ma nel primo caso il tempo corre, per quanto al passato, in modo lineare. Nel secondo caso, il narratore anticipa, crea attesa, procede per strappi. Dice prima qualcosa che mette in allarme il lettore, poi torna indietro e racconta del tram.

Ognuno di voi può decidere se preferisce un modo anziché l’altro, ma dovete comunque tenere presente due cose.

a.il tempo lineare (quello degli esempi 1 per intederci) è forse più facile da gestire, ma rende la narrazione piatta, e senza particolari sorprese.

b.il tempo a strappi continui, dove il narratore è onnisciente, vi permette di giocarvi la narrazione misurando di volta in volta quello che volete anticipare e quello che volete tenere come sorpresa fino alla fine.

Leggete qui.

Non potevo pensarci. Non potevo pensare che quella porta di frassino, pomelli in ottone e campanello elegante un giorno si sarebbe chiusa per sempre davanti a me. Eppure quel giorno lo dovevo capire, quel giorno che ricordava il prologo di un destino: quando il cancello, quel cancello di ferro battuto, dal disegno elegante, si presentò davanti ai miei occhi inesorabilmente chiuso. E pensare che di quel palazzo non sapevo nulla. Leggevo i nomi dei campanelli come fossero delle pure lettere dell’alfabeto. Non conoscevo ancora il passo affrettato a scendere le scale dell’anziano avvocato Cutillo, o la nuvola di profumo, Allure avrei detto, della signora Veronesi, che non rinunciava mai all’ascensore. Anna stava là oltre il cancello chiuso. In quella casa blindata, in quel pianerottolo dove l’ascensore poteva arrivare soltanto inserendo una chiavetta che sostituiva il pulsante del quarto piano. Quando poi Anna partì per Venezia, a studiare lingue orientali, la chiavetta del cancello e dell’ascensore arrivarono a me. Ma sarebbe finita, e lo sapevo. Anche se non potevo immaginare che l’unica cosa che mi sarebbe rimasta di lei non era altro che un vasetto di murano, di vetro sottilissimo, che ogni volta, ancora oggi, che passa il tram, il 19, vibra come dovesse arrivare un terremoto. Ma per quanto mi riguarda, il terremoto nella mia vita è già passato, con tutte le sue macerie.

Come potete vedere utilizzo il tempo come fosse un elastico. Vado avanti e indietro. Racconto un dettaglio del futuro, poi torno indietro al momento della narrazione, faccio una precisazione, lascio intravvedere gli eventi che si spiegheranno con il procedere della narrazione. Il tempo nel testo che vi ho scritto adesso è una linea frammentata, che non rompe il corso della narrazione ma lo arricchisce e soprattutto lo mescola, lo amalgama in un modo diverso. Se riuscite a scrivere in questo modo avrete maggiori possibilità di produrre una scrittura più avvolgente e seduttiva. Perché è certamente una scrittura ammiccante, e piacevole. Questo non toglie che si possa produrre una scrittura e una narrazione altrettanto seduttiva e affascinante anche sfruttando la linearità del tempo. Ma è molto più difficile, perché in quel modo il racconto non crea delle aspettative “frase dopo frase”, ma le deve creare per tutto il testo. Cosa voglio dire con questo?

Voglio dire che il lettore non ha una promessa narrativa continua, che lo tiene sospeso. Ed è solo sulla capacità di tenere il ritmo della narrazione molto alto che porterete il lettore alla fine della vostra storia.

Continueremo con lo stesso argomento nel prossimo post……

Che cosa è la scrittura?

La scrittura è una forma di comunicazione, non è una forma di solitudine: si scrive per raccontare qualcosa a qualcuno. Lo si fa all’inizio pensando che quel qualcuno sarà un amico, il fidanzato o la fidanzata. Poi, man mano che si prende coraggio, quel qualcuno smette di avere un volto, e diventa una moltitudine indistinta. A quel punto si capisce che si sta diventando scrittori veramente. Si scrive per gli altri dunque. Ed è questa la molla che spinge a farlo. Cominciare da questo punto è fondamentale, perché, scrivere per gli altri vuol dire innanzi tutto farsi capire, e farsi delle domande: sulle storie che si vogliono raccontare, sul come raccontarle, e soprattutto sul perché farlo. Spesso scrivere è un modo per riflettere sulla propria vita, o anche un modo per rendere più sopportabile il dolore. Altre volte è proprio il gusto, il piacere di raccontare qualcosa. Raccontare qualcosa di tuo. Questo secondo aspetto è quello che porta più lontano, perché è un salto di qualità. Scrivere soltanto per rielaborare gli eventi che si sono vissuti è rischioso, porta inevitabilmente a un autobiografismo che spesso non serve a nessuno, né a chi scrive e tantomeno a chi legge. Ma trasformare le storie personali in qualcosa di 6 universale, rielaborandole, è certamente la soluzione più giusta.

 

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