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Settima lezione – I punti di vista

Così come nella vita reale, in cui ognuno di noi filtra la sua realtà dal proprio punto di vista, anche in letteratura ogni personaggio utilizza una propria personale angolazione per leggere e interpretare il suo mondo.

Ogni essere umano si sente in qualche modo al centro del mondo, ed osserva la vita dalla sua angolazione visiva o punto di vista. È per questo che spesso si afferma che in fondo “tutto è soggettivo”.

Infatti, ognuno di noi filtra gli eventi della propria vita, e del mondo circostante, colorando questi avvenimenti con delle sfumature dettate ogni volta dal proprio punto di osservazione.

Ebbene, per i personaggi di un racconto o di un romanzo è la stessa identica cosa: ognuno di loro filtra gli avvenimenti che deciderete di inserire nella vostra storia con differenti sfumature, emozioni e stati d’animo.

Un buon suggerimento è quello di iniziare subito ad immaginare come cambia una storia conosciuta se si cambia la prospettiva della voce narrante.

È un esercizio davvero utile, sperimentatelo: prendete una storia che conoscete bene, e che amate, e provate ad immaginarla cambiando completamente la prospettiva della voce narrante.

La vostra storia, pur rimanendo logicamente nei tratti principali la stessa, muterà in modo sostanziale. Potrà piacervi di più o piacervi di meno, comunque non sarà più la stessa, come se avesse cambiato identità.

Vi abbiamo suggerito questo esercizio affinché divenga efficace comunicarvi, che un aspetto di primaria importanza a cui bisogna pensare quando si scrive narrativa, è appunto la voce narrante che racconterà la vostra storia, perché questa scelta determinerà lo stile del vostro racconto.

È chiaro adesso che quando vogliamo scrivere una storia occorre decidere da quale punto di vista la racconteremo.

Questa scelta influenzerà molto il risultato finale.

Il delicato compito dell’autore è quello di offrire al lettore una prospettiva di osservazione dalla quale potrà seguire la storia, tramite la scelta e l’utilizzo di un punto di vista o di un altro

È importante comprendere che ogni punto di vista ci mette a disposizione delle possibilità, ma ce ne preclude altre. La stessa storia raccontata da diversi punti di vista non è più la stessa storia.

Detto questo, è facile per voi dedurre che scegliere il punto di vista significa decidere ciò che il lettore sa, e quello che il lettore non sa, e da quale angolazione percepirà la storia.

Ed eccoci alla prima sintesi, è importante perciò scegliere una voce adatta alla storia che si vuole raccontare.

Vediamo adesso quali sono le possibilità per fare tutto ciò.

Esistono due modi principali di raccontare una storia, e quindi, di trasmetterla al lettore: attraverso la voce di un “io” narrante, in prima persona singolare, oppure attraverso quella di un narratore, spesso anonimo, in terza persona singolare.

Entrambe le forme sono usate per scopi precisi, e presentano logicamente vantaggi e svantaggi.

Prima persona singolare.

Dà la sensazione di una storia vera, raccontata direttamente da chi l’ha vissuta. Tramite questo punto di vista bisogna calarsi completamente nella mente del personaggio prescelto, e aderire pienamente alla sua interiorità.

Vantaggi: spontaneità del flusso narrativo, e coinvolgimento emotivo da parte del lettore.

Svantaggi: è un punto di vista limitato, il lettore percepirà, sentirà, e vedrà soltanto ciò che il nostro personaggio farà.

Questo punto di vista può essere eccellente per alcune storie, soprattutto per quelle in cui vogliamo trasmettere un senso di verità, autenticità, e autobiografia, mentre è completamente sbagliato invece per altre.

Terza persona singolare.

Il procedimento contrario a quello appena descritto si verifica in un racconto scritto in terza persona singolare.

Tramite questo punto di vista si può avere una connotazione di neutralità oggettiva, oppure sfumature che la rendono più vicina alle sorti del personaggio principiale, pseudo soggettiva.

Possiamo avere una terza persona o narratore onnisciente, che non è più limitato come il punto di vista precedente, perché permette all’autore di dare qualsiasi tipo di informazione al lettore.

Quindi ci permette di rendere conto al lettore di tutto ciò che avviene nella storia, di quello che sta fuori i personaggi e di quello che accade nella loro interiorità. E’ una sorta di macro occhio che tutto vede e sente.

Questa forma narrativa permette di spaziare liberamente da un personaggio all’altro svelandone i più intimi segreti, di cambiare scena a piacimento, di poter dire tutto di tutti senza le costrizioni dell’io narrante, o della terza persona immersa.

Cos’è la terza persona immersa?

 E’ il punto di vista di cui di parlavamo precedentemente, quello pseudo soggettivo.

Prima di passare alla terza persona immersa, vogliamo comunicarvi una regola importante sul narratore onnisciente:

il narratore onnisciente può essere sia partecipativo, cioè che può entrare nei pensieri, nelle emozioni dei personaggi, sia oggettivo, cioè distaccato.

Se si sceglie di scrivere la storia attraverso un punto di vista oggettivo, cioè narratore distaccato, bisognerà stare attenti a non dire nulla direttamente, lasciando che siano i personaggi a raccontare la storia attraverso le loro azioni. In questo caso, il narratore vede e sente tutto, ma non commenta né entra nei personaggi, si limita a narrare ciò che osserva in modo equilibrato, neutro, distaccato.

L’effetto che tutto ciò sortisce, è quello che il narratore in qualche modo scompare, esiste logicamente, ma non se ne avverte la sua presenza, è come se fosse assente.

Terza persona immersa

Si definisce terza persona immersa o limitata quel punto di vista che si immerge totalmente nel personaggio prescelto, come se la storia fosse in realtà raccontata in prima persona.

E qui, protagonista e narratore coincidono esattamente.

In altre parole, la voce narrante non è grammaticalmente un “io”, ma è talmente immersa nelle azioni, e nei pensieri del protagonista da limitare il punto di vista narrativo a quell’unico personaggio.

In quanto alle connotazioni pseudo soggettive, le immagini delle azioni narrate vengono mostrate principalmente in modo neutro e non filtrato, come si addice alla terza persona singolare, ma allo stesso tempo si avverte che la storia è percepita completamente, e sostanzialmente dal punto di vista del protagonista.

In questo caso, il nostro protagonista è sempre in scena e l’autore descrive, commenta, e segue tutte le sue azioni. Il lettore viene, quindi “immerso” negli obiettivi, e nelle motivazioni dello stesso protagonista.

La scelta di questo punto di vista ci dà la possibilità di autenticità, e di intimità, come la prima persona singolare, ma ci offre anche degli strumenti che appartengono alla terza persona singolare, soprattutto nelle descrizioni.

Quindi, ci permette un maggior spazio d’azione, anche se, come la prima persona singolare, ha un limite, e questo limite consiste nel fatto che il lettore fin dall’inizio, è consapevole che del protagonista non potrà mai conoscere più di quanto non sappia l’io narrante.

Comunque, approfondiremo in seguito ogni punto di vista nei dettagli, quello che ci interessa trasmettervi adesso è il seguente: è fondamentale che vi facciate delle domande per scegliere la giusta voce narrante per il vostro racconto, e cioè:

Qual è il punto di vista migliore per raccontare questa storia? E perché quello? E cosa mi offre e cosa non mi offre?

Qual è l’angolazione più adatta per ottenere un risultato efficace? E qual è il tipo di atmosfera che desidero evocare?

Che cosa voglio far sapere al lettore? E qual è il linguaggio più adatto per farglielo sapere?

Infatti, il punto di vista è anche un fattore linguistico e non soltanto grammaticale. Scegliere di raccontare una storia in un determinato stile implica una percezione di quella storia differente da quella che avremmo, se la stessa identica storia venisse narrata con un altro stile.

Inoltre, anche se non l’approfondiremo in queste lezioni, vi informiamo che esistono altre possibilità di utilizzo del punto di vista:

Quella in prima persona plurale, e quello in seconda persona singola e plurale.

Nella prima persona plurale c’è un noi narrante che esprime logicamente l’idea del gruppo, mentre scrivere un racconto, o addirittura un romanzo in seconda persona plurale o singolare, e cioè in tu o in voi, è davvero estremamente complicato.

Significa rivolgersi continuamente ad un personaggio, permettendo al lettore di condividerne le vicende e di sentirlo molto vicino, ma significa anche rivolgersi talvolta direttamente al lettore.

Un’ultima informazione: normalmente il punto di vista non cambia durante il racconto, ma anche questa non è una regola fissa.

Per esempio, esiste una particolare struttura narrativa, denominata “focalizzazione interna multipla”, dove la storia viene raccontata dai diversi punti di vista dei vari personaggi.

In questo caso occorre fare molta attenzione al linguaggio, anche perché dovrà essere assolutamente coerente con la personalità di ogni personaggio che man mano narrerà la storia.

Se si sceglie, quindi, di utilizzare un punto di vista multiplo occorrerà ogni volta narrare con gli occhi, ma soprattutto con le parole (la voce) del personaggio prescelto, affinché la loro modalità espressiva, cioè dei diversi personaggi, non risulti uguale, e quindi poco significativa.

Ci sono tante possibilità per narrare la vostra storia, direi infinite, e come nella vita non vi resta che scegliere il punto di vista più adatto per osservare il vostro racconto.

Sesta lezione – I personaggi

Senza ombra di dubbio, la costruzione psicologica del personaggio è preziosissima, perché vi permetterà di esprimervi con la vostra arte, e la vostra visione del mondo.

È bene avere chiaro tutto ciò che riguarda il nostro personaggio, ancor prima di stendere il nostro racconto.

E’ opportuno, quindi, farsi un’idea completa della sua personalità, anche se poi nel racconto emergeranno soltanto alcuni aspetti. Altri invece verranno immaginati dal lettore.

La regola primaria e fondamentale della scrittura creativa “Show, don’t tell” (mostra, non dire) è valida anche e soprattutto per la costruzione psicologica dei personaggi, ma approfondiremo con calma questo argomento in seguito.

Adesso un suggerimento di base importante: non rendete troppo cerebrali i vostri personaggi, e non fateli pensare o parlare come libri stampati, piuttosto fateli agire, muovere, fateli emozionare, e semplicemente seguiteli mentre vivono, e descriveteli mentre li osservate muoversi nella vostra storia.

Ponetevi molte domande sul vostro personaggio e cercate di conoscerlo il più profondamente possibile.

Può essere importante conoscere anche il suo numero di scarpe o il numero civico della sua abitazione.

Vi starate chiedendo a cosa possono servire tutti questi particolari se poi non li utilizzate nel vostro racconto, e in effetti servono a voi, per poter entrare in completa intimità e familiarità con il vostro personaggio.

Se non istaurerete un rapporto profondo con il vostro personaggio, se non ci dialogherete, se non passerete giorni e giorni ad osservarlo, e a farvi raccontare il suo mondo, sarà difficile poi che lo stesso personaggio possa viaggiare con le proprie gambe nel vostro racconto.

Cosa significa viaggiare con le proprie gambe?

Significa che se vorrete creare davvero un personaggio autentico e convincente, dovrete passare tanto tempo a dialogare con lui, fino a farlo sembrare una creatura viva e vera, e non più “inventata” o “fittizia”, e se diventerà viva e vera per voi, immancabilmente lo diventerà anche per il vostro lettore, perché riuscirete ad inserirla nella storia in modo indipendente.

Per “indipendente” intendiamo che il vostro personaggio acquisterà una vita propria, e si muoverà in modo spontaneo e naturale nella vostra storia, non facendo più percepire al lettore che invece ci siete voi dietro di lui, “che lo fate muovere e lo guidate”.

Attenzione, quello che stiamo cercando di comunicarvi non significa che dovrete psicoanalizzare il vostro personaggio, ma, essendo il vostro protagonista uno strumento prezioso per poter esprimere sensi, significati, voi stessi e i vostri pensieri, è necessario che vi impegniate a conoscerlo a fondo.

Soprattutto dovrete impegnarvi a conoscere che tipo di relazioni intercorrono tra il vostro protagonista e gli altri personaggi della vostra storia.

Comprendere, leggere e gestire le relazioni che intercorrono tra le vostre “creature” è davvero fondamentale, perché una buona trama è logicamente dettata dai rapporti, dalle relazioni tra i personaggi stessi, perché saranno proprio loro, che interagendo e relazionandosi tra loro, a creare i punti cardine di un’opera letteraria.

Quindi, ricapitolando, non è basilare che voi “psicoanalizziate” il vostro protagonista, facendolo distendere su un lettino tipo “paziente freudiano”, no, dovete solo entrare in una profonda relazione con lui, e farvi raccontare che tipo di sentimenti, pensieri, e progetti, nutre verso gli altri personaggi della vostra storia.

Per poter entrare in un rapporto profondo con il vostro personaggio, vi suggeriamo di scrivere una sua dettagliata biografia, che potrete consultare tutte le volte che sarà necessario lungo il vostro cammino.

Mentre costruite il vostro protagonista, annotate tutti i dettagli e i particolari che potete: i suoi aspetti sia interiori che esteriori, i suoi sentimenti e stati d’animo, le sue abitudini, i suoi pensieri ricorrenti, i suoi desideri, le sue paure, le sue aspirazioni, e cercate di inoltrarvi profondamente e autenticamente nel suo mondo, cercando di capire in che modo lui lo vede, come lo vive, e da che punto di vista si pone per osservarlo.

Quando avrete raccolto abbastanza informazioni da sentirlo vivo e vero, sarà giunto il momento di farlo incamminare nel vostro racconto e, ricordate, quando vorrete narrare al vostro lettore i suoi stati d’animo, le sue idee, pensieri e desideri, sarà efficace che voi tentiate di trasmetterli tramite le sue azioni, il suo comportamento e non tramite sterili elenchi descrittivi.

Perciò, impegnatevi affinché il vostro personaggio si incammini vivo, vero e credibile nel vostro racconto, in modo che il lettore possa credere davvero alle sue azioni, al suo comportamento e possa riconoscersi in lui.

Ma com’è un personaggio vivo, vero e credibile?

Deve possedere come tutti noi aspetti contraddittori, avere un’interiorità ricca e sfaccettata, piena di sfumature, colori, ed altre possibilità, altrimenti il lettore non potrà seguirlo con partecipazione emotiva, e non riuscirà ad identificarsi in alcune sue parti.

In letteratura si usa dire che esistono personaggi “piatti” e personaggi “tondi”.

I personaggi “piatti” sono unidimensionali, e possiedono poche sfaccettature. I personaggi “tondi” invece, sono pluridimensionali, e sono come me, come te, come tutti noi, pieni di desideri, dubbi, paure e aspirazioni.

Dovrete prendere in considerazione tante sfaccettature per caratterizzare il vostro personaggio, a cominciare dal suo stato sociale, la sua cultura, il suo passato, l’importante è che abbiate capito che il personaggio è una creatura complessa, dinamica, e in piena trasformazione.

E adesso alcune informazioni riguardo ai personaggi secondari.

Riguardo ai personaggi minori, all’interno di un racconto o romanzo, è preferibile che siano invece poco sfaccettati, ma ben delineati con poche ed efficaci pennellate.

Una cosa che può aiutarvi a caratterizzarli in modo rapido ed efficace, è il loro linguaggio, le loro abitudini o alcune loro specifiche e particolari caratteristiche. In sintesi, fate in modo che non siano anonimi, ma non fateli neppure diventare delle sterili macchiette.

Abbiamo accennato al linguaggio come strumento di caratterizzazione, perché il personaggio prende vita soprattutto attraverso il suo linguaggio, perciò dovrete capire anche qual è la sua voce, e il suo modo di esprimersi, nonché, come abbiamo detto, il suo comportamento, il suo modo di fare, di porsi, le sue abitudini e le sue aspirazioni.

Ci soffermeremo sul linguaggio in una prossima lezione dedicata al dialogo, per il momento quello che è di basilare importanza, è che il personaggio vive sempre un “conflitto” ed è attraverso questo suo conflitto che prende vita e significato la trama della vostra storia.

A questo punto, avrete sicuramente dedotto che un personaggio vivo e denso di palpitante umanità può essere più importante addirittura della stessa trama del racconto.

Prima di concludere, annotate un’altro concetto importante.

Quello che rende grande un personaggio, solitamente è il giusto equilibrio tra ordinario e straordinario, perciò cercate di mischiare bene elementi usuali con elementi inusuali.

Un buon personaggio deve contenere in sé elementi quotidiani, normali, ma anche un pizzico di ingredienti fuori dalla norma, straordinari, che lo rendano unico e inconfondibile agli occhi del lettore.

È ovvio, non dobbiamo certo esagerare con le caratteristiche straordinarie, un personaggio vincente può anche essere una persona assolutamente comune, nella media, che però si ritrova a vivere situazioni eccezionali, e grazie a ciò sviluppa in sé forze nuove ed inaspettate, esprimendo d’improvviso le sue nascoste qualità straordinarie.

Vi garantiamo che questa formula affascina molto i lettori, è davvero la loro preferita: il tipo umano normale che grazie ad una difficoltà grande ed imprevista scopre le sue qualità eroiche, superiori.

Sì, proprio così, come accade nella realtà di tutti i giorni.

La motivazione è semplice ed antica quanto il mondo.

Il lettore deve potersi identificare con il vostro personaggio, perciò quando lo create, cercate di fare affidamento sulle vostre stesse passioni, sulle cose che davvero conoscete, e che avete vissuto, perché non c’è niente di peggio di un personaggio che non risulta vero, credibile ed umano.

Arrivederci alla prossima settimana con un’altra lezione.