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Generi Letterari

NOVELLA
E’ un racconto di avventure o avvenimenti, veri o fittizi, capaci di incuriosire. Genere molto antico nella nostra tradizione letteraria, basti ricordare il Novellino (opera di un autore duecentesco). Per seguire poi il Decameron di Boccaccio. Un tipo di novella medioevale è la leggenda che tratta per lo più a scopo monitorio o edificante miracoli e avvenimenti straordinari della vita dei santi.

LA FIABA
Spesso gli scrittori, specie dal periodo romantico in poi, si occuparono a raccogliere il materiale fiabesco d’origine popolare; così hanno fatto Luigi Capuana ed Italo Calvino.

IL RACCONTO
Ha origine dalla novella, il suo è un carattere più fantastico e più narrativo e vicino alla vita, oltre che alla maggiore ampiezza e distensione. E’ fiorito soprattutto dall’ottocento in poi.

IL BOZZETTO
E’ detto così come etimologia da abbozzo o primo getto delle arti figurative, in quanto vuole essere l’espressivo scorcio di una situazione o di un ambiente (es. le Veglie di Neri del Fucini o certe pagine del Cecchi)

IL ROMANZO
In origine designava un componimento in lingua volgare.
Inizialmente il romanzo era scritto in volgare e narrava avventure eroiche e cavalleresche. Fra i prototipi del romanzo si possono citare: la Fiammetta di Boccaccio, il Bertoldo e il Bertoldino di Giulio Cesare Croce.
Nella modernità si afferma nel Seicento
ma il massimo splendore lo raggiungendo nell’ottocento che gli farà assumere le forme del:

  • Romanzo fiume se affronta, all’interno dello stesso testo, storie lunghissime di intere famiglie o gruppi sociali.

  • Romanzo ciclico se appartiene a un gruppo di romanzi diversi, ciascuno a sé stante, ma legato agli altri dall’ambiente e dai personaggi.

I connotati principali del romanzo lo distinguono in:

  • IL ROMANZO STORICO:

    Misto di verità e di invenzione, fiorì nella nostra letteratura sotto l’impulso dei PROMESSI SPOSI DI Manzoni poi si ricordano La battaglia di Benevento e L’assedio di Firenze di Domenico Guerrazzi e il Marco Visconti di Tommaso Grossi e i romanzi del Nievo, del Rovani, Di de Roberto ecc.

  • IL ROMANZO PSICOLOGICO:

    Si interessa più delle vicende interiori: le passioni e i sentimenti che alle vicende esteriori dei personaggi. Esempi sono Fede e bellezza di Niccolò Tommaseo, i romanzi di Antonio Fogazzaro e per alcuni apsetti quelli di D’Annunzio.

  • IL ROMANZO NATURALISTA E VERISTA:

    fIorì nella metà dell’Ottocento suoi rappresentanti e teorici: Luigi Capuana, Giovanni Verga e Federico De Roberto .

    Con il Novecento la forma del romanzo, e più in generale l’intera cultura, è “investita da un vero turbine”. Il romanzo si ramifica in varie direzioni, influenzate anche dal decadentismo. Appaiono all’orizzonte culturale e filosofico la psicoanalisi (Italo Svevo), la logica, la linguistica, e anche la tecnica narrativa cerca di adeguarsi. sensazioni.

  • Romanzo di ambiente e di costume se si descrivono comportamenti di gruppi sociali e di individui che li rappresentano.

  • Romanzo comico-umoristico quando è condotto con un taglio che sottolinea lo stravolgimento delle situazioni normali e muove il riso.

  • Romanzo giallo (o detective story) se la trama si fonda sulla dinamica delitto-investigazione e suoi ruoli di vittima-assassino-investigatore.

  • Romanzo fantastico (o fantasy) se la trama prevede l’interazione con mondi o caratteri che vanno oltre il reale, spesso fondati in una dimensione a-storica e mitica.

  • Romanzo gotico, se l’ambientazione è generalmente situata in epoca medioevale e i personaggi sono cupi e tormentati, vittime di un destino oscuro che li sovrasta e ne determina la tragica fine o il triste fallimento.

  • Romanzo di fantascienza, quando la storia è ambientata in un futuro più o meno prossimo, in cui viene proiettato nella società l’impatto di innovazioni scientifiche e tecnologiche.

  • Romanzo dell’orrore (o horror) se la storia narra di eventi sovrannaturali che coinvolgono i personaggi in eventi e situazioni angoscianti e terribili, volte a creare paura nel lettore.

  • Romanzo di fantapolitica se il tema è l’ipotetica organizzazione di uno stato o le conseguenze di ideologie, con una trasposizione in chiave fantastica, oppure proiettando elementi storici in un ipotetico futuro, o ancora descrivendo una storia alternativa a quella conosciuta (ucronia).

  • Romanzo di spionaggio (spy-story) quando dominano sulla scena i conflitti tra agenti segreti di servizi di vari paesi (spesso CIA e KGB durante la guerra fredda).

  • Romanzo rosa se è orientato al sentimentalismo.

  • Romanzo storico sentimentale quando le vicende sentimentali e romantiche dei personaggi sono collocate in un rigoroso e preciso quadro storico e di costume.

  • Romanzo nero (o noir) se è orientato alla violenza.

  • Nouveau Roman, grosso modo tra gli anni cinquanta e settanta del Novecento.

  • Romanzo d’analisi che mette in mostra tutte le sfaccettature del sentimento e le pulsioni dell’inconscio.

  • Romanzo thriller, caratterizzato da una forte tensione e colpi di scena, può manifestare contemporaneamente peculiarità proprie a più generi quali: azione, giallo, intrigo spy-story e fantapolitica.

  • Iperromanzo, quando l’obiettivo è superare i normali limiti del romanzo, ad esempio realizzando la contemporaneità delle azioni, oppure fornendo al lettore la possibilità di effettuare delle scelte.

  • Romanzo ipertestuale, romanzo realizzato tramite ipertesto o comunque non vincolando la lettura alla sequenzialità delle pagine.

  • Graphic novel, romanzo a fumetti.

  • Metaromanzo.

    In particolare si ricordi la tendenza del Neorealismo, risalente al secondo dopoguerra, che per rendere la realtà sociale usa i termini e le locuzioni della parlata viva o del gergo dei diversi strati sociali, fino a creare un’invenzione lessicale di pastiches linguistici (si ricordino Gadda, Moravia, Pratolini, Pasolini, Cassola)

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Decidere la temporalità degli eventi raccontati

Dovete incominciare a chiedervi una cosa: chi racconta sa già tutto della storia (ovvero la racconta a posteriori), o apprende man mano che procede nel racconto? Del perché questa sia la scelta più difficile, e quella più importante. Di cosa conviene scegliere, di quali problemi vadano risolti. E del perché all’inizio è forse più opportuno decidere per un narratore che sa tutto. Di come cambia lo stile del racconto se si decide per un’opzione o per l’altra. 

Quanto sa della storia che andrà a raccontare il narratore? 

Partiamo dalla distinzione più elementare. Abbiamo due possibilità.

1.Il narratore racconta in tempo reale, dunque scopre gli eventi man mano che li racconta.

2.Il narratore racconta una storia al passato. Ovvero sa già tutto quello che è accaduto nel momento in cui inizia a raccontare.

Il primo caso vi obbliga a una narrazione lineareIl secondo vi permette di decidere lentamente quanto raccontare, quanto anticipare in parte la storia che andate a scrivere. E come gestire i riferimenti a quello che accadrà. Vediamo due esempi della stessa narrazione, utilizzando i due punti a cui facevo riferimento sopra.

1.Prendo la scala di sinistra. E comincio a salire lentamente. Non mi rimane che controllare tutti i campanelli, per capire a che piano abita Anna. Leggo tutte le targhette. “Sacis spa” e “Studio legale Cutillo” al primo piano. “Ing.Pinna” e “Ludovisi” al secondo. “Veronesi” e “Tartara” al terzo. Ho ancora un piano, l’ultimo. Ma un cancelletto che chiude l’ultima rampa di scale mi impedisce di salire.

2.Non so perché decisi che era quella di sinistra la scala da prendere. Fu certamente quello il primo errore. Salii tre piani di scale convinto che avrei trovato il campanello di Anna. E invece finì per ritrovarmi dei nomi sconosciuti, che non mi dicevano nullla. “Sacis”, “Studio legale Cutillo”, “Ingegner Pinna”. Un “Veronesi”, un “Tartara”. Quando pensai che non poteva che essere all’ultimo piano, feci la scoperta peggiore. Oltre il terzo piano non si poteva più salire. Un cancelletto proprio alla base dell’ultima rampa mi impediva di proseguire.

Questo esempio è il più semplice di tutti, ma ci è utile per capire. Nel secondo svolgimento, il narratore sa già quello che è accaduto. E lo accenna da subito (“Non so perché… fu certamente il primo errore”), poi continua a raccontare, ma il lettore ha già un’informazione che gli genera un’attesa narrativa.

Ogni evento raccontato è anticipato da qualcosa, che porta a un’aspettativa (“feci la scoperta peggiore”):

L’elenco dei nomi nei campanelli è più casuale. Perché a quel punto non è importante conoscerli piano per piano. E’ importante raggiungere la fine per scoprire che c’è un cancelletto che chiude la rampa della scala.

Ma questo è un esempio assolutamente elementare. Facciamo un altro passo, verso una narrazione più complessa. Leggete adesso.

1.Il tram numero 19 passava ogni quindici minuti, con una precisione che nessuno poteva davvero immaginare. E ogni volta il vasetto di vetro soffiato che Anna mi aveva portato da Venezia vibrava sul caminetto come fosse l’avvertimento di un terremoto.

2.Avrei dovuto capire da quel tintinnio del vasetto di vetro soffiato, quello che Anna mi aveva portato da Murano, che la mia vita da lì a poco sarebbe cambiata, come un terremoto che ti sconvolge la vita. Anche se quel tintinnio non era altro che una conseguenza di quei binari del tram, il 19, che facevano vibrare casa con un intervallo di 15 minuti, come un appuntamento preciso.

Come potete vedere in entrambi i casi ho utilizzato il passato. Ma nel primo caso il tempo corre, per quanto al passato, in modo lineare. Nel secondo caso, il narratore anticipa, crea attesa, procede per strappi. Dice prima qualcosa che mette in allarme il lettore, poi torna indietro e racconta del tram.

Ognuno di voi può decidere se preferisce un modo anziché l’altro, ma dovete comunque tenere presente due cose.

a.il tempo lineare (quello degli esempi 1 per intederci) è forse più facile da gestire, ma rende la narrazione piatta, e senza particolari sorprese.

b.il tempo a strappi continui, dove il narratore è onnisciente, vi permette di giocarvi la narrazione misurando di volta in volta quello che volete anticipare e quello che volete tenere come sorpresa fino alla fine.

Leggete qui.

Non potevo pensarci. Non potevo pensare che quella porta di frassino, pomelli in ottone e campanello elegante un giorno si sarebbe chiusa per sempre davanti a me. Eppure quel giorno lo dovevo capire, quel giorno che ricordava il prologo di un destino: quando il cancello, quel cancello di ferro battuto, dal disegno elegante, si presentò davanti ai miei occhi inesorabilmente chiuso. E pensare che di quel palazzo non sapevo nulla. Leggevo i nomi dei campanelli come fossero delle pure lettere dell’alfabeto. Non conoscevo ancora il passo affrettato a scendere le scale dell’anziano avvocato Cutillo, o la nuvola di profumo, Allure avrei detto, della signora Veronesi, che non rinunciava mai all’ascensore. Anna stava là oltre il cancello chiuso. In quella casa blindata, in quel pianerottolo dove l’ascensore poteva arrivare soltanto inserendo una chiavetta che sostituiva il pulsante del quarto piano. Quando poi Anna partì per Venezia, a studiare lingue orientali, la chiavetta del cancello e dell’ascensore arrivarono a me. Ma sarebbe finita, e lo sapevo. Anche se non potevo immaginare che l’unica cosa che mi sarebbe rimasta di lei non era altro che un vasetto di murano, di vetro sottilissimo, che ogni volta, ancora oggi, che passa il tram, il 19, vibra come dovesse arrivare un terremoto. Ma per quanto mi riguarda, il terremoto nella mia vita è già passato, con tutte le sue macerie.

Come potete vedere utilizzo il tempo come fosse un elastico. Vado avanti e indietro. Racconto un dettaglio del futuro, poi torno indietro al momento della narrazione, faccio una precisazione, lascio intravvedere gli eventi che si spiegheranno con il procedere della narrazione. Il tempo nel testo che vi ho scritto adesso è una linea frammentata, che non rompe il corso della narrazione ma lo arricchisce e soprattutto lo mescola, lo amalgama in un modo diverso. Se riuscite a scrivere in questo modo avrete maggiori possibilità di produrre una scrittura più avvolgente e seduttiva. Perché è certamente una scrittura ammiccante, e piacevole. Questo non toglie che si possa produrre una scrittura e una narrazione altrettanto seduttiva e affascinante anche sfruttando la linearità del tempo. Ma è molto più difficile, perché in quel modo il racconto non crea delle aspettative “frase dopo frase”, ma le deve creare per tutto il testo. Cosa voglio dire con questo?

Voglio dire che il lettore non ha una promessa narrativa continua, che lo tiene sospeso. Ed è solo sulla capacità di tenere il ritmo della narrazione molto alto che porterete il lettore alla fine della vostra storia.

Continueremo con lo stesso argomento nel prossimo post……

L’amore non è un questionario a quiz

Ti assicuro che tutte le donne vorrebbero incontrare un uomo colto ma sportivo, forte ma dolce, protettivo ma non asfissiante. Così come noi maschietti ci perdiamo dietro al sogno di ragazze bellissime ma che non se la tirino, autonome e indipendenti con tutti, tranne che con noi. Il nostro desiderio inconfessabile è una donna di forte personalità che appena entra in casa si spoglia del tailleur manageriale per chiudersi in cucina a farci da mangiare.
Il tuo problema non è che non vuoi innamorarti di un idraulico (chi ha più fascino di loro, così rari e inafferrabili?), ma che lo pretendi sciatore e diplomato.
Hai in testa un uomo ideale e pensi di poterti innamorare soltanto di lui. Ma quell’uomo non esiste. Bello, colto, stimolante, grande lettore, sciatore…
Io, per dire, supererei forse l’esame come lettore, ma alla prima domenica sugli sci mi molleresti senza pietà. E anche ammesso che esista un bravo sciatore colto (per quanto Tomba abbia confermato la difficoltà di una simile sintesi), dovrebbe poi superare indenne tutte le altre crocette del questionario. Conosco un paio di cronisti giudiziari che saprebbero parlarti per ore del blocco dei beni dei sequestrati, ma uno odia gli sci e l’altro è felicemente sposato con una donna che non sa nulla della legge in questione.
Insomma, la quadratura del cerchio è difficile. Forse è il caso di ridisegnarlo, questo cerchio, cercando di essere un po’ meno razionali. Non dico di accontentarti di quel che passa il convento o di farti piacere per forza il primo uomo carino che ti fa comodo. Sono errori che hanno commesso in molti, dopo anni di stremanti ricerche della perfezione, e che si pagano.

Prova invece ad andare al centro del tuo cuore. Individua un valore, uno solo, che deve incarnarsi nell’uomo che ami. Un valore profondo, discriminante, decisivo. La purezza d’animo, per esempio. O la forza, il coraggio, la serenità.
E quando troverai un ragazzo che oltre ad attirarti fisicamente (quella, ovvio, è la premessa indispensabile), possederà il tesoro che cerchi, promettimi che non lo  sottoporrai ad altri esami scritti e orali, ma proverai ad accontentarti di lui. E di te.
L’amore non è un questionario a quiz. E un’avventura che mescola il sogno al realismo, in una sintesi che forse racchiude il segreto della felicità.

MASSIMO GRAMELLINI * CUORI ALLO SPECCHIO

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